Putin, con te non gioco più

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Dopo anni di rapporti amichevoli, o perlomeno cordiali, ci ritroviamo a essere “nemici” della Russia. Non si sa bene cosa abbia innescato questo raffreddamento del rapporto, se le manie zariste di Putin o il sempre vivo pensiero occidentale di vederlo in disgrazia. Sta di fatto che una nuova cortina sta pian piano calando tra Ovest ed Est, svegliando di colpo chi ancora sognava un’Europa unita fino a Vladivostok. L’epicentro del terremoto che ha scosso queste fragili fondamenta è situato nel cuore dell’Ucraina separatista. Rassicura poco l’annuncio di una tregua, essendo essa stessa appoggiata su una base traballante: i ribelli filorussi ribadiscono infatti che l’obiettivo resta la scissione, posizione che in nessun modo si può conciliare con il cessate il fuoco di queste ore. Insomma, tregua non è sinonimo di calate le braghe. Ma l’Occidente, in questo caso sinonimo di NATO, cosa può fare? Come può garantire pace e sicurezza, in primo luogo a quei Paesi alleati che – prede di un déjà vu decennale – tornano ad aver paura dell’aggressività russa? Ovvio, Obama ha promesso alle Repubbliche baltiche che nessuno sarà lasciato solo di fronte al risveglio della Madre Russia, ma ha anche ricordato che gli USA non possono continuare a fare da balia al vecchio continente. Insomma, il messaggio del presidente americano è chiaro: «armatevi». Detto fatto, i Paesi NATO si impegnano ad aumentare le spese militari fino al 2% del Pil. Una piccola corsa agli armamenti, altro concetto che puzza un po’ di guerra fredda. Peraltro non poteva mancare la riedizione del simbolo di quel triste periodo: un bel muro. Proprio ora che la cortina di ferro è stata trasformata in una meravigliosa pista ciclabile dal Mar Nero al Mare di Barents, c’è infatti qualcun altro che pensa di erigerne uno nuovo. Come se mettere un po’ di cemento e filo spinato lungo il confine possa aiutare il Premier ucraino Yatsneyuk a fermare un eventuale attacco russo – specie ora che Mosca sta rivedendo la dottrina militare che prevede l’uso di armi nucleari unicamente come risposta a un attacco. Si torna così alla classica sfida di chi ce l’ha più grosso (il cannone). Senza arrivare agli estremi del giornalismo americano – che dipinge questo sventurato settembre 2014 come quello del ’39, sovrapponendo al volto di Putin sia i baffetti di Hitler che i baffoni di Stalin – la storia ci insegna che l’Europa è solita finire in guerra senza nemmeno accorgersene. Ma allora che fare? Se non si vuole un conflitto bellico, se le sanzioni non bastano, e se nemmeno le telefonate di Berlusconi all’affezionato amico di merende Vladimir sono servite a qualcosa, qual è la mossa da compiere? Ah ecco: boicottiamo i Mondiali del 2018, ospitati dalla Russia. Come avvenne per le Olimpiadi nel 1980 a Mosca. O come fecero per ripicca i sovietici 4 anni dopo a Los Angeles.

Insomma, la storia insegna. Ma purtroppo, la storia si ripete sempre due volte: «la prima volta come tragedia, la seconda come farsa» (K. Marx).

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martedì 2 maggio 2017