Più forti dell’angoscia – Eleonora Angelini

Photo by D. Karastelev, Unsplash

Domina la paura. I divieti, le prescrizioni, le serrande chiuse, la socialità bandita, le distanze di sicurezza, le mascherine, le file davanti ai supermercati e ai pochi servizi ancora attivi, creano un clima post atomico che solo un mese fa avevamo visto solo al cinema, in qualche film horror o di fantascienza.

Forse il termine angoscia è più appropriato che paura. Alla paura l’angoscia aggiunge un ingrediente tremendo: il senso di totale incapacità. L’incapacità di capire a che punto si è: davvero all’apice dei contagi, la prossima settimana la curva comincerà a calare, alla somministrazione di un farmaco efficace, e quindi alla disponibilità di un vaccino.

Vicini o lontani dal rischio di collasso totale della nostra sanità, della nostra economia, della nostra stessa capacità di tenuta sociale. Questo groviglio di incertezze, di notizie e contro notizie veicolate ossessivamente dai mezzi di comunicazione, o amplificati all’ennesima potenza dai social, è un’agente inarrestabile di angoscia.

E’ anche a questo che dobbiamo saper reagire. Non minimizzando, sarebbe folle. Ma neppure vivendo questo drammatico tempo come se fosse il preludio della fine del mondo.

Per quanto grave sia la situazione, per quanto alti siano i prezzi che dobbiamo pagare, come società e come economia, non possiamo cedere all’angoscia finale, a quella sensazione di abisso che ci impedisce di pensare al “fuori dal tunnel”. A quando avremo finalmente la possibilità di ricominciare. Di ricominciare con l’energia e il senso di liberazione che si prova quando finisce un incubo, un dramma, un qualcosa che non potevamo nemmeno immaginare nella sua imprevedibile e drammatica virulenza.

Uscire dall’angoscia chiusi in casa, spesso da soli, non è cosa da poco. Non è un esercizio che si può decidere con la sola volontà: come premere l’interruttore e uscire d’incanto dal buio; oppure stendere il tappetino e, un due tre, togliersi di dosso lo stress della giornata.

Mentre infuria la bufera, togliersi di dosso l’angoscia e tornare a sorridere, a vedere chiaro l’orizzonte, non è un esercizio semplice. Dobbiamo fare uno sforzo eccezionale di razionalità combinata con lo spirito positivo: quello che ti insegnano, di solito con risultati deprimenti, nei corsi di leadership. Ma questa volta con uno sforzo eccezionale per due buoni motivi: in primo luogo, perché non abbiamo scelta, a meno che non ci infiliamo nelle spire della depressione; secondo, perché dall’incubo, auguriamoci presto, ce la faremo ad uscire attraverso una buona dose di unità ed un’ottima di responsabilità.

Quindi, disporre di uno spirito un poco più temprato, sarà un balsamo prezioso per lenire le ferite di un dramma immenso, un’importante risorsa per ricominciare con il passato alle spalle, l’occasione per compire scelte coraggiose, sorretti da un nuovo sguardo al futuro, che forse potrebbe tirare fuori, una volta tanto, il meglio di noi.

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lunedì 13 Luglio 2020