Parliamo d’altro. Le priorità supposte

C’è sempre qualcosa di più importante di cui parlare. Ed è normale che sia così: siamo istruiti a comportarci in questo modo, a seguire le priorità. Dall’ammonizione materna “prima i compiti poi i cartoni animati”, è stata tutta una tensione verso le priorità. Un individuo razionale vive la propria giornata cercando di stabilire quali siano le cose importanti verso le quali tendere, e più ci riesce, più progredisce in direzione di quella meta che lui stesso, nel suo personalissimo punto di vista, ha deciso di raggiungere.

Al di fuori dell’individuo, però, le priorità sono designate dal volere comune, ovvero dalla maggioranza, il che significa, in molti casi, dagli altri. Negli ultimi anni in Italia, complice la crisi, è stato tutto un fioccare di priorità – stabilite dal Governo, dalla Banca Centrale, dall’Unione Europea, dalla Merkel, tutti quanti impegnati a dirci cosa dobbiamo fare per salvare le chiappe, a ragione o a torto.

E così la crisi è diventata anche un bel parafulmini nei confronti di ogni altra “priorità supposta”. Il baratro del fallimento economico ha posto e pone tuttora in stand-by ogni altra problematica. In altre parole, chiunque si faccia portavoce di un grattacapo comune che non sia legato alla recessione economica, viene spesso tacciato di essere fuori luogo, di essere un elemento di disturbo. Come un bambino che chiede di giocare al papà quando questo guarda il telegiornale: “SSSsst. Zitto, c’è il TG”.

“SSSsst. Zitti, c’è la crisi”.

Ogni tanto si ha però la sensazione di non riuscire più a discernere chiaramente quali siano le vere priorità da seguire. Prendiamo i matrimoni gay, di cui tanto si parla negli ultimi giorni – nonostante, ma anche grazie, alle Sentinelle in Piedi. Ipotizziamo che, seguendo una grossa fetta dell’opinione pubblica, questi vengano finalmente celebrati e istituzionalizzati anche nel nostro paese. In tutto questo tempo, durante il quale si è preferito non legiferare a questo proposito, non si sarebbero lesi i diritti civili fondamentali di un gran numero di italiani, speranzosi di poter convolare a nozze con chi più ad essi garba? E se così fosse – e probabilmente sarà – quale priorità ha avuto per così lungo tempo la meglio sui diritti umani? Da persone tecnocracizzate quali per lo più siamo, può essere razionale, da un punto di vista matematico ed eterosessuale – e forse un po’ egoista – dire che le nozze gay non sono la Priorità. Ma negare la libertà altrui può essere la Priorità delle Sentinelle?

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giovedì 27 aprile 2017