Paradossi all’italiana: aliquote fiscali e bisogni di prima necessità inventati

Storia di come ho boicottato la tassa sugli assorbenti

Che ci sia qualcosa da rivedere nel sistema di tassazione sui consumi degli italiani è cosa palese ormai da tempo. Le molteplici discussioni parlamentari in merito si concludono quando va bene con un nulla di fatto, quando va male con l’aumento dell’Importo Valore Aggiunto ordinario, ora al 22%.

Ultima nel tempo ma non per importanza, la discussione portata alla rivalsa in Italia dai movimenti femministi, già bella che conclusa in gran parte del mondo: l’IVA sugli assorbenti, discussa alla Camera il 14 maggio con un nuovo buco nell’acqua.

Per qualche strano ed imprecisato principio, su assorbenti e tamponi, ma anche su pannolini per bambini e su quegli –oni per gli anziani, lo stato italiano sente la necessità di fare cassa applicando l’aliquota più alta (22%).
Solo qualche dato per evidenziare il paradosso: IVA sui rasoi da barba 4%, pesce e crostacei 10%, vino e birra 10%, opere d’arte 10%, funghi e tartufi 4%.

Nel bel Paese il ciclo e l’incontinenza sono questioni di lusso, una cena a base di tartufi e chardonnay è normalità.

Bypassando i conteggi vari su quanto spenda ogni singola donna in assorbenti tra i 13 e i 50 anni e su quanto lo Stato possa lucrare su ognuna di noi per qualcosa che non abbiamo scelto di comprare come con tartufo, mi occorre fare una piccola digressione sul pudore: sono una donna ed ho il ciclo, ce l’ho perché mi permette di procreare, ce l’ho e non è né bello né brutto, è così e basta ed a volte fa male. Il ciclo fa male quando «sei nervosa? Stai a casa se hai le tue cose?» , il ciclo fa male quando «pss, parla piano! Hai un assorbente?»>>, il ciclo fa male perché «ehi, controlla se mi sono macchiata» e se succede devi correre a casa prima che qualcuno ti veda. Nel 2019 parlare di ciclo è ancora un tabù: a scuola, all’università, in ufficio borsetta in mano mentre vai in bagno vuol dire ricevere sguardi nel tragitto e battutine sgradevoli al ritorno eppure è una cosa naturale, di tutte.

bann

In attesa che la società si svegli e si accorga che il Medioevo è finito, ho trovato la soluzione per boicottare la tassa, fregare gli occhi indiscreti e fare un favore all’ambiente: la coppetta mestruale. Tassata anche lei al 22%, la coppetta in silicone costa tra i 20 e i 30 €, che spenderei in circa 5 mesi con gli assorbenti tradizionali, e dura almeno 5-6 anni: caro Stato il mio essere donna non ti permetterà più di fregarmi. La coppetta è unica per tutta la durata del ciclo, basta svuotarla nel wc, sciacquarla ed il gioco è fatto, niente più borsette, niente più occhiatacce.

Sapete quanto ci mette a biodegradarsi un assorbente? 200 anni. Ci sono più di 3 miliardi di donne sul pianeta, non serve dire altro.
Boicotta la tassa, vinci il pudore, rispetta l’ambiente!

Sul tema consiglio “Period”, documentario targato Netflix che descrive il rapporto tra società e ciclo nelle periferie indiane. Giusto per fare un esempio: in India l’imposta sugli assorbenti è passata recentemente dal 12% allo 0.

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mercoledì 24 luglio 2019