Neve in inuit, ovvero il glossario della disoccupazione

Neve in inuit, ovvero il glossario della disoccupazione

Si dice che gli eschimesi abbiamo moltissime parole per nominare la neve. Ovvio: per dare colore al bianco bianchissimo che vedono tutto intorno, la chiamano in modi diversi. Una sconfinata lessicografia invernale. Peccato sia una bufala, legata alle teorie di Benjamin Whorf sulla relatività linguistica. In realtà la radice delle parole inuit per dire ‘neve’ è sempre la stessa.*

È una frottola, però fa figo citarla ogni tanto. Più che altro per spiegare l’introduzione di decine di vocaboli a significare le nuove sfaccettature di un medesimo fenomeno. La crisi economica degli ultimi anni, per esempio, ha arricchito sensibilmente il nostro vocabolario corrente, sempre più simile alla meta-lingua parlata dagli economisti. Il termine che più degli altri si è visto circondare da parole prima sconosciute o inesistenti è stato l’aggettivo ‘disoccupato’.
Negli anni ’90 c’erano i disoccupati. Punto. Ora ci sono i disoccupati, gli esodati**, i neet***, gli over 50 e i precari, che in realtà sono sia di qua che di là ma, purtroppo per loro, più di qua. Nomi dissimili, condizioni distinte e soluzioni differenti. Perché se fino a qualche tempo fa l’emergenza era quella della mancanza di lavoro, ora l’allarme suona una settimana per gli esodati, una settimana dopo per i neet. Talvolta vengono sbandierate più emergenze insieme, e allora i politici non sanno più che bandiera seguire: meglio portare fino alla pensione gli over 50 o dare una spinta ai giovani che si rigirano le dita per anni dopo aver fatto la maturità? Aiutiamo i nonni o i nipoti?
Certo, anche gli Istituti di ricerca mettono del proprio per creare confusione: le ultime indagini dell’Istat sembrano voler sottolineare il disagio giovanile (con un tasso di disoccupazione al 43,3% per i giovani tra i 15 e i 24 anni), mentre il Censis scombussola i piani puntando il dito contro la disoccupazione crescente fra gli over 50 (aumentata del 146% negli ultimi 6 anni). Complici queste indagini, i governi italiani si ritrovano capitani di una nave con innumerevoli falle, senza trovare nemmeno uno straccio, manco uno, per tapparle.
Sembra che il pensiero comune sia quello di trovare il settore messo peggio di tutti per iniziare ad aiutarlo in modo concreto. Turiamo il buco più grande. Ma quale scegliere? Forse è meglio aspettare ancora un po’: le differenze non sono ancora ben marcate.

*Aput: ‘neve’ in inuit
**Esodato: lavoratore che ha interrotto il proprio rapporto di lavoro in seguito a ristrutturazioni aziendali o a crisi, il quale si è però trovato senza pensione per la modifica dei requisiti pensionistici.
***Neet: ‘Not in Education, Employment or Training’. Analfabeti lavorativi tra i 15 e i 29 anni che hanno terminato gli studi, non lavorano e non risultano alla ricerca di un impiego.

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giovedì 5 ottobre 2017