Mondiali 2014: prima che sia troppo tardi

Mondiali 2014: prima che sia troppo tardi

Vogliamo proprio parlarne? Parliamone. Ma facciamolo prima che questo evento si trasformi in quello che deve essere; prima che il nostro spirito patriottico si risvegli dall’oltretomba colorando d’azzurro il nostro salotto. Persino tu, che non sai snocciolare nemmeno tre nomi della rosa partita per Oltreoceano, persino tu tra una settimana sarai lì a sproloquiare su schemi tattici e cambi sbagliati.
Brasile, Mondiali 2014. Per ora è solamente un evento mediatico-politico-economico. Tra poche ore, con il fischio di inizio di Brasile-Croazia, diventerà un torneo di calcio. E tutti giù a tifare. Ci vorranno però delle gran belle partite per farci scordare tutte le brutture che girano intorno a questa edizione. A cominciare dall’ambientazione: a poche ore dal via la capitale paulista è messa in ginocchio dallo sciopero dei lavoratori della metropolitana, che domandano un aumento di salario più volte negato. A questo si sommano – e si legano – gli scontri in piazza tra polizia e manifestanti, a suon di manganellate. Si protesta e si incrociano le braccia perché i soldi spesi per il Mondiale – che doveva essere pagato da privati, ma si è svelato essere finanziato quasi totalmente dallo Stato – potevano essere invece utilizzati per affrontare la povertà e la corruzione dilaganti in tutto il paese. Insomma, il teatro dei Mondiali è un Brasile piuttosto arrabbiato. Le arene degli scontri propriamente calcistici saranno invece degli stadi di ultima generazione, costosissimi ma già pericolanti. Gli operai stanno stringendo le ultime viti; gli ingegneri dal canto loro non sono riusciti a effettuare i test di agibilità, e incrociano le dita.
Ma anche l’Italia ha messo del suo per aggiungere un po’ di grottesco alla manifestazione. Per esempio, la Rai ha inorridito l’arcidiocesi di Rio de Janeiro facendo indossare in uno spot la maglia numero 10 di Cassano al monumento simbolo della nazione, il gigantesco Cristo Redentore. Ma se si parla di calcio, l’Italia non conosce esagerazione. Basti pensare alla sistemazione degli azzurri, una novantina tra atleti e preparatori, alloggiati in quello che è l’albergo più caro tra quelli scelti tra le squadre partecipanti. Del resto anche il volo verso la terra carioca è stato degno della nazionale più viziata di tutte, con un aereo Alitalia personalizzato esteticamente, con pasti ad hoc per ogni singolo giocatore, al fine di rendere il viaggio il meno stressante possibile (e pensare che nell’ultimo Mondiale giocato in Brasile, nel 1950, la Nazionale italiana decise di non prendere l’aereo – troppo pericoloso – e optò per una traversata oceanica di quindici giorni, in nave. Altro che stress).
Ma scordiamoci i manganelli, le tribune pericolanti, la Rai iconoclasta, il clero inviperito, la FIGC sprecona, e aspettiamo il calcio d’inizio. E tifiamo per gli azzurri, in modo che quel costosissimo albergo non si ritrovi con novanta letti liberi prima del tempo.

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venerdì 28 aprile 2017