Malati di fake news: arginare il contagio dei cervelli ai tempi del Coronavirus – Maria Liana Dinacci

Photo by Rodion Kutsaev on Unsplash

I limitatissimi contatti sociali che ci sono consentiti da quando è scattato il lockdown – un cenno di saluto al vicino mentre buttiamo le immondizie, uno scambio di battute alla cassa del supermarket attraverso la mascherina – li si vive con il fiato quasi sospeso, nel timore di inalare senza saperlo un virus invisibile potenzialmente letale. Siamo preoccupati e disorientati, il nemico non ha volto né forma ed è sempre più vicino, nelle grandi città come nei paesini più sperduti.

Se il potenziale infettivo del Coronavirus non bastasse, siamo anche bersagliati da un altro tipo di virus, questa volta non letale ma molto contagioso: le fake news. Non vi sono purtroppo ancora evidenze scientifiche che possano confermarlo, ma le bufale sul Covid 19 paiono diffondersi più velocemente del virus stesso, infettando i cervelli senza distinzioni di genere, età, occupazione o livello di istruzione. Sui social, ma molto anche su Whatsapp, amici, parenti e conoscenti – con le migliori intenzioni – ci indirizzano senza sosta pillole di disinformazione, nell’illusione di condividere con noi consigli utili a sconfiggere il Covid 19 o informazioni che tv e giornali misteriosamente non danno. Ecco allora che per scoprire se sei già stato infettato, e prima che sia troppo tardi per chiamare il 112, basta che trattieni il respiro 10 secondi: se non tossisci in quei 10 secondi, sei a posto, il virus non te lo sei beccato. Se invece vuoi esser certo di non ammalarti, mangia 4 arance al giorno, ustionati la lingua bevendo acqua calda ogni 15 minuti e lascia fuori dalla porta le scarpe usate per uscire di casa perché il virus resiste 9 giorni sull’asfalto. E se ancora non sei sufficientemente spaventato, ascolta la confessione di “un anestesista di Milano” sui posti in terapia intensiva finiti e i medici senza cuore che lasciano morire le persone nei corridoi senza curarle.

Di fronte a tutto ciò, magari soli da giorni in quarantena davanti allo schermo del nostro smartphone quale unico tramite con il mondo esterno, sembra più facile aggrapparsi ai “rimedi segreti” che ci hanno mandato le persone care piuttosto che accettare l’incertezza sconvolgente e sconfinata del tempo che stiamo vivendo. E allora proviamo davvero a trattenere 10 secondi il respiro, corriamo a far scorta di arance violando le restrizioni sull’uscire di casa il meno possibile, buttiamo di corsa le scarpe fuori dalla porta a far mucchio con tutte quelle dei vicini di pianerottolo. E soprattutto, spesso e con le stesse migliori intenzioni di chi ci ha inviato quei messaggi, clicchiamo Inoltra. Il contagio dei cervelli è servito! 

Fermiamoci a pensare prima di cliccare… In queste settimane per rallentare il contagio da Covid 19 siamo chiamati a fare la nostra parte, rispettando con senso di responsabilità individuale le limitazioni dettate dal Governo. Lo stesso senso di responsabilità potremmo cogliere l’occasione di adottarlo per arginare la diffusione del virus della disinformazione. Quando ci arrivano messaggi o audio del genere sul Coronavirus non inoltriamo a casaccio se non siamo certi che si tratti di informazioni utili e scientificamente confermate. Domandiamoci prima quale sia la fonte del contenuto che abbiamo ricevuto (non l’amico o il conoscente che ce l’ha mandato, ma chi lo ha prodotto in origine), controlliamo online se altri siti autorevoli parlano dello stesso tema dandone conferma o se invece magari sono già uscite smentite ufficiali di esperti virologi o infettivologi, del Ministero della Salute o della Protezione Civilei più autorevoli riferimenti a cui dovremmo riservare la nostra fiducia in questo momento di grande sconforto e confusione globale.

All’hashtag #iorestoacasa aggiungiamone un altro: #ioverificoprimadiinoltrare. E magari chiudiamo il cerchio allertando anche chi ci ha mandato quei messaggi sulla loro infondatezza.

 

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I vostri commenti all'articolo

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  1. Laura cima

    Scrivi qui il tuo commento…condivido la necessita’ di verificare prima di condividere e sento anche la necessita’ di riflettere collettivAmente in modo pacato e approfondito. La catena di comando non e’ cosi compatta!

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sabato 28 marzo 2020