L’ignoranza della razza

L’ignoranza della razza

Liceo scientifico Cornaro di Padova, qualche settimana fa. Nella notte nera della città padana, compare sul muro della scuola una scritta: «L’Italia non è meticcia, Kyenge rimpatriata subito».

La Kyenge in questione è la Ministra per l’Integrazione, italo-congolese nera. E la scritta razzista è solo una delle ultime “dichiarazioni d’affetto” rivoltele da quando è stata nominata. Né firme, né simboli. Un semplice tratto di spray nero su un muro.

Difficile immaginare che un settantenne si sia aggirato per le strade di Padova di notte e abbia aspettato il momento per mettere tanta stupidaggine nero su bianco. Difficile altrettanto attribuire la scritta a un ragazzo del liceo o a uno che con la scuola non va d’accordo neanche di giorno.

Ma considerando l’etimologia della parola meticcio (miscere, mescolare), sorge un dubbio che chi rivendichi l’identità monocromatica della propria storia abbia bisogno di un ripasso di popoli, colori, lingue e culture che si sono incrociati in Italia nel corso dei secoli: dalla penetrazione dei popoli mediterranei all’inizio del Mesolitico agli Indoeuropei nel II millennio a.C., alla colonizzazione fenicia e greca delle coste verso il IX-VII secolo; dall’arrivo degli antichi Veneti da est (qualcuno sostiene originari della Mesopotamia) all’occupazione della pianura padana da parte dei Celti (V secolo a.C.) e al sacco di Roma; dalle scorrerie dei Quadi e Marcomanni nel II secolo d.C. alle invasioni barbariche durante il III secolo; dalla infiltrazione progressiva ma pacifica di vari ceppi germanici nel corso del IV secolo all’avanzata unna nel V secolo; dall’invasione di Eruli, Sciri e Rugi nel 475-476 a quella ostrogota nel 489-491; dai Longobardi del 568-569 alle occupazioni franche nel 753 (temporanea) e nel 774 (definitiva); dalla conquista araba della Sicilia (dall’820) alle scorrerie magiare (IX-X secolo), dall’invasione normanna del Sud e della Sicilia (XI secolo), alle varie avanzate militari germaniche tra X e XIV secolo. E infine, tralasciandone molti altri, dagli interventi militari francesi, tedeschi (poi austriaci) e spagnoli nel XVI-XVIII secolo alla conquista napoleonica (fine XVIII-inizio XIX secolo).

Un breve (e superfluo) ripasso del via vai nella Penisola che fa credere che ad essere fuori posto nel nostro Paese non sia lei. Sono loro.

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giovedì 5 ottobre 2017