La storia siamo noi

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In questi giorni, in cui è doveroso volgere lo sguardo al passato per ricordarci cosa l’uomo, “la bestia umana” – citando una nota canzone –  può essere in grado di fare, urge una riflessione. “La storia siamo noi” è un’espressione inflazionata, pronunciata da molti, quasi abusata. A tal punto da aver perso, forse, la sua potenza, la sua veridicità. Me ne rendo conto ogni volta che mi trovo ad ascoltare racconti di persone ora anziane che, per uno scherzo del destino, hanno visto la loro giovinezza segnata dalla barbarie della guerra. Ho la fortuna di fare un lavoro che mi permette di essere a contatto con le persone e le loro storie, cercando poi di raccontarle senza mai tradirle. E, mentre cerco di raccontarle, spesso mi fermo a riflettere.

Infuriava la seconda guerra mondiale e potevo esserci io lì, mentre un ufficiale delle SS spaccava con il calcio del fucile lo zigomo del fratello di Francesca, ora novantacinquenne, solo perchè non capiva la sua lingua. Potevo esserci io a passeggiare, in via Gocciadoro a Trento, il 2 settembre 1943, quando una bomba cadde esattamente su un albero di ciliegio, disintegrandolo e segnando profondamente la memoria di Ada, allora sedicenne. Oggi lei, con una ciclicità incredibile, torna a raccontarmi quell’episodio, accompagnandolo con un monito: “Queste cose non devono più succedere”. Un chilometro più in là, sotto quel bombardamento delle forze alleate, persero la vita circa 200 persone. Per i libri di storia fu la “Strage della Portela”, per Ada un albero di ciliegio distrutto e un indelebile shock, per me una testimonianza che conservo e che mi ferisce. Potevo essere io anche quel diciannovenne biondo, un soldato del Reich la cui identità mi è ignota e di cui mi rimane solo il racconto, frammentario e confuso, di Anna, nata nel 1925, che ricevette da lui una coperta in dono, con la promessa di tornare a riprenderla a guerra finita. Probabilmente quella coperta simboleggiava un futuro felice assieme, solo immaginato, perchè quel ragazzo partì per combattere la battaglia di Montecassino e non ritornò mai più. Come tanti altri.

Mai come quando ho davanti agli occhi queste testimonianze mi rendo conto che “La storia siamo noi” non è uno slogan, ma l’espressione di una terribile e allo stesso tempo bella opportunità, pronta a ripetersi e a metterci nelle condizioni di dover fare delle scelte. La scelta più importante che ritengo si debba fare è non dimenticare nulla di ciò che è accaduto, facendo tesoro della memoria, per non ripetere errori che hanno consegnato al mondo alcuni dei suoi capitoli più oscuri.

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domenica 29 marzo 2020