La Riforma austriaca dell’Islamgesetz per una religione musulmana autoctona

Recentemente, il 28enne Sebastian Kurz, Ministro per gli Affari Esteri e l’Integrazione nel Governo austriaco, ha presentato alla stampa il disegno di legge di riforma dell’Islamgesetz, una legge del 1912 che, dopo una precedente revisione del 1988, è tuttora in vigore.
Lo scopo è prevenire la radicalizzazione dei giovani e favorire una religione musulmana di stampo austriaco. Al centro di numerose discussioni e sottoposta a feroci critiche, tale proposta fa quotidianamente i conti con accaniti oppositori che ad ogni attacco allontanano l’attenzione della cittadinanza dai possibili vantaggi di una sua effettiva applicazione.

foto 2 La riforma austriaca, Moschea a Vienna
La proposta è frutto di una lunga trattativa con la comunità musulmana in Austria (IGGiÖ), prevalentemente di fede sunnita ma anche di osservanza alevita e sciita. Tale legge prevede diverse novità tra le quali l’obbligo per le comunità di fede islamica di diventare wirtschaftlich selbsterhaltungsfähig, cioè economicamente indipendenti da contributi esteri. «Gli Imam» − suggerisce il Ministro − «dovrebbero parlare tedesco, conoscere la nostra cultura ed essere consapevoli dei problemi di tutti i giorni dei giovani musulmani in Austria». Attualmente invece, molte guide spirituali provengono dalla Turchia, sono da essa stipendiate e sembra che influenzino non solo religiosamente ma anche dal punto di vista socio-politico i credenti, attraverso un paternalismo e un’ingerenza non più accettabili.
Fabian Reicher − un assistente sociale di Vienna − ha raccontato che un suo pupillo è partito per la Siria aderendo all’organizzazione terroristica dello Stato Islamico. Il giovane è stato reclutato da un conoscente e attirato dalla promessa di una vita migliore − a fine novembre scorso un’operazione di polizia ha portato all’arresto di 14 persone sospettate di aver reclutato giovani uomini predicando l’odio e la Jihad. I giovani erano per lo più di sesso maschile, con una formazione debole e senza lavoro.

In Austria vivono più di mezzo milione di musulmani ed un terzo di loro ha la cittadinanza, come Efgani Dönmez, di origine turca, che siede con i Verdi nel Consiglio federale. La nuova legge dovrebbe introdurre per loro maggiori tutele giuridiche ed esigere in compenso più doveri. Le versioni del Corano attualmente utilizzate dovrebbero essere tradotte in tedesco e gli Imam dovrebbero impegnarsi in un’interpretazione che eviti qualsiasi legittimazione della violenza. È prevista inoltre l’istituzione, presso l’Università di Vienna, di una cattedra di Teologia islamica e il riconoscimento di alcune festività, oltre a una serie di novità nel campo dei rapporti tra lo Stato e la comunità musulmana. Nonostante le critiche da parte di quest’ultima, il suo Presidente, Faut Sanaç, sostiene che l’Austria è sempre stata pioniera nella libertà di religione e che, essendo ottimista, è certo che riusciranno a risolvere i problemi insieme.

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mercoledì 4 ottobre 2017