La Concordia della discordia

Tra partecipazione e voyeurismo

La Concordia della discordia

La tragedia. Il morto sotto gli occhi. L’amore, bramoso, per questi intrighi per cui c’è da aspettarsi un Salvo Sottile h24.

Oggi il cadavere Costa Concordia comincia la sua faticosa impresa per riacquistare una posizione verticale e incamminarsi, lentamente, verso uno dei porti (Palermo e Piombino in pole position) che si stanno contendendo il bottino, per smontarlo pezzo dopo pezzo. Intorno,  il mondo che osserva, da un lato l’ingegno e il coraggio dei tecnici al lavoro, dall’altro l’ennesimo episodio della soap made in Italy. Telecamere, web tv, live, giornalisti arrivati anche dal Giappone.

E viene in mente una scena da omicidio al sud, con il cadavere ricoperto da un telo bianco, i bambini in prima fila, le donne, i nonni. Le volanti, il silenzio e la tensione. Un cerchio di occhi che vuole esserci, nella tragedia, per poterlo raccontare. Mentre l’assassino (o gli assassini) sono lontani, invisibili, dimenticati. Dopo essere stati lapidati, in pubblica piazza, prima di ogni sentenza. Viene in mente chi è andato al Giglio per farsi fotografare col relitto inclinato sullo sfondo, una torre di Pisa dall’architettura di fine novecento. Un mostro enorme.

E vengono in mente le 12 navi da crociera che il 21 settembre si aggireranno guardinghe nel porto di Venezia, dall’alto dei loro 30 e 60 metri. E tenteranno di sfiorare il campanile di San Marco. Inquinando. E vengono in mente i turisti che diranno di essere stati in Italia, a Venezia, senza aver camminato tra i vicoli, sui ponti. Senza essersi fermati a guardare le case colorate dei pescatori d’un tempo. Turisti mordi e fuggi, che dal Baltico faranno tappa nello Stivale per poi andare verso i Caraibi. Turisti che per qualche centinaio di euro e un cocktail con l’ombrellino sono disposti a fregarsene. Compagnie che non si fanno certo problemi a seguirli a ruota. Amministrazioni che…

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martedì 31 marzo 2020