Immunità: i panda nel nuovo Senato

Della serie: c’eravamo tanto amati. Sessantotto anni fa i Padri costituenti decisero per l’immunità parlamentare. Ci furono, è vero, alcuni dubbiosi, ma a questi fu spiegato che tale misura/ non era il frutto di un garantismo oltraggioso; al contrario, essa costituiva una difesa indispensabile per l’uomo politico della nuova Repubblica. Questo perché era il ’46, e la lotta sociale che faceva tremare l’Italia non avrebbe giovato alla serena attività politica dei deputati. L’immunità parlamentare fu quindi vista come una vittoria della sinistra, la stessa che temeva le rappresaglie dei Magistrati formatisi sotto il fascismo, i quali avrebbero potuto tentare ritorsioni giudiziarie contro i “vecchi nemici rossi”. Il tutto venne dunque messo per iscritto nell’articolo 68 della Costituzione, che recitava:

«Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale; né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura».

L’immunità parlamentare, non faceva del deputato un’entità al di sopra della Legge: la Camera di provenienza avrebbe infatti valutatole ragioni della magistratura, dando o meno il via alle ripercussioni giudiziarie sull’Onorevole. L’intento era quello di proteggere i politici (brava gente) dai Magistrati (potenzialmente corrotti o nemici del nuovo ordine).

Oggi la situazione appare capovolta, così come il sentimento popolare verso le parti in gioco. L’immunità non la vuole più nessuno: parimenti, non viene tolta, resta lì, granitica. La sua riforma è stata del resto vagheggiata decine di volte. Persino Giulio Andreotti – proprio lui – la inserì nel suo programma di governo nel ’72. Dopo Tangentopoli l’articolo 68 venne effettivamente smanacciato, ma ne uscì qualcosina meno di una fotocopia dell’articolo precedente.
Nel nuovo Senato pensato dall’attuale Governo, l’immunità sarebbe dovuta scomparire. Qualcuno – non si sa bene chi – ci ha però messo lo zampino, reintroducendo la discussa esenzione. Ed è scoppiato un polverone: i nostri quotidiani sono pieni di Onorevoli che incolpano la parte opposta per questo losco tiro sinistro, forse solo per far contenti i rispettivi elettori che, pur avendoli votati, non si fidano abbastanza da regalar loro anche l’immunità, che troppo spesso si traduce in impunità. Cos’è? Un ripensamento alla luce della considerazione che i nostri Parlamentari sono una specie protetta da difendere contro le toghe bracconiere? O siamo ancora, come nel ’46, sull’orlo di una nuova guerra civile?

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mercoledì 4 ottobre 2017