Il nuovo inquilino del Quirinale

Sergio Mattarella

A meno di due anni dalla rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica, le Camere sono tornate a riunirsi in seduta congiunta la scorsa settimana per scegliere il suo successore. Dalle urne parlamentari è uscito vincitore Sergio Mattarella, politico di lungo corso dell’area cristiano-moderata e dal 2013 giudice della Corte Costituzionale.

L’elezione di Mattarella chiude un capitolo piuttosto travagliato della storia istituzionale del nostro Paese, segnato dall’esito incerto delle elezioni politiche del 2013 e da forze politiche capaci di raggiungere una qualche forma di convergenza solo sul nome del Presidente uscente Napolitano.

Le sfide che attendono il neo Presidente della Repubblica sono innumerevoli, anche se le turbolenze che hanno segnato gli ultimi anni dei due mandati di Giorgio Napolitato sembrano affievolite. A partire dalla situazione politica, rasserenata dopo le burrascose conclusioni delle scorse legislature, fino al contesto economico europeo, che finalmente pare avviarsi verso una graduale risalita della china.

Al nuovo inquilino del Quirinale spetta in primo luogo l’incombenza di ricostruire un rapporto con quella parte del Paese che continua a nutrire sfiducia verso l’intera classe politica. Il primo interlocutore da questo punto di vista è di certo il Movimento Cinque Stelle. Proprio i grillini, pur avendo scelto in sostanza di non giocare alcun ruolo nell’elezione del Presidente della Repubblica, hanno speso parole di apprezzamento per Mattarella, giudicato sul blog di Beppe Grillo «persona rispettabilissima». Un’apertura di credito significativa che lascia ben sperare per la nascita di una dialettica costruttiva.

Mattarella dovrà inoltre impegnarsi nel compito, forse più arduo del precedente, di interpretare il bisogno di cambiamento della società. Un desiderio di nuovo che investe non solo il rapporto fra cittadini e istituzioni, ma anche schemi culturali e vincoli sociali che per troppo tempo hanno bloccato lo sviluppo del nostro Paese. Il neo presidente dovrà insomma dimostrare nei fatti di non essere un revival fuori tempo della prima Repubblica, come alcuni temono, per proporsi invece come primo testimone e garante di un modo più moderno, nuovo e meno ideologizzato di fare politica.

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giovedì 27 aprile 2017