Il futuro è già qui

Pensate ad un Iphone. Ad esempio a un Iphone 7 del 2016. Vi siete mai chiesti qual è la sua potenza di calcolo? Rispetto ai computer delle celebri missioni lunari Apollo della NASA, quel cellulare ha una potenza superiore di più o meno centoventi milioni di volte! E il modello del 2017? Poca roba… l’Iphone 8 ha una potenza doppia – doppia (!) – rispetto alla versione dell’anno precedente.
Basta questo esempio perché la platea si ammutolisca di fronte al professor Baldwin, esperto di globalizzazione e commercio internazionale. Il punto che il professore vuole sottolineare è la velocità dello sviluppo tecnologico, il suo andamento esponenziale e la sua forza inarrestabile. In poche parole, quello che Baldwin vuole dire è che il futuro è già qui, anche se non ce ne rendiamo conto.

 

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Per parlare del prossimo futuro, parte dal passato e analizza brevemente quel fenomeno in cui è specializzato, la globalizzazione. Semplificando al massimo la sua teoria, delinea tre fasi fondamentali nello sviluppo di questo fenomeno. La prima inizia intorno al 1820, quando l’innovazione dei trasporti ha reso possibile il commercio di beni tra i Paesi e, quindi, la separazione del luogo di produzione da quello del consumo. Nella seconda fase invece, a partire dal 1980, lo sviluppo delle telecomunicazioni e l’avvento di internet hanno permesso la frantumazione dei processi produttivi, la delocalizzazione di alcune sue parti all’estero e, quindi, la condivisione del sapere con i Paesi in via di sviluppo interessati.

 

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Oggi Baldwin identifica l’inizio di una terza fase della globalizzazione. La velocità di sviluppo della tecnologia sta infatti permettendo la separazione tra lavoratore e luogo di lavoro, in particolare nel settore dei servizi. L’idea sarebbe questa: sono seduto in camera mia nella periferia di Pechino, ma in realtà sto lavorando nella city di Londra o a Wall Street. E grazie alle tecnologie di telepresenza, ologrammi e realtà virtuale, mi sembrerà di stare in ufficio con i colleghi, bermi un caffè con loro e magari anche beccarmi i cazziatoni del capo, tutto in versione “live”. Quello di cui parla Baldwin è un grande mercato globale dei freelance, dove avvocati, commercialisti, scrittori, giornalisti, contabili, grafici, programmatori e tutti gli altri professionisti del terziario offriranno le loro prestazioni a distanza. Il tutto in un sistema di perfetta concorrenza globale, perché anche la lingua non sarà più un problema grazie ai traduttori automatici, già oggi a livelli di precisione inimmaginabili fino a poco tempo fa. Questo assetto del mercato premierà quindi le società più efficienti e gli individui più competitivi (ed economici), e provocherà quello che Baldwin definisce “tsunami dei talenti”: il ragazzo prodigio dello slum di Nairobi potrà farsi notare ed emergere proprio grazie a questo sistema.

Ecco. Tutto bellissimo e affascinante. Speriamo però che in questo futuro ci sia spazio anche per chi talento non è. Almeno il 90% della popolazione mondiale.

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venerdì 22 giugno 2018