Il “codice incertezza” della generazione mille euro

Lo chiameremo ‘codice incertezza’ ma non è il nuovo romanzo di Dan Brown. È lo status della generazione mille euro (magari, risponderebbe uno dei tanti precari) tra precariato, effimero, mancanza di prospettiva e sostenibilità. È questa la situazione dei ragazzi italiani tra i 25 e i 35 anni che, come rileva l’Istat, ingrossano le file del 1,4 milioni di occupati in meno dal 2008. Matrimoni sempre più avanti negli anni (così come le gravidanze, a rischio) che spesso sfociano in divorzi-lampo. Perché la famiglia si basa sul sentimento (astratto) e sul denaro (concreto). In un bell’articolo di due anni fa, raccolto da Benedetta Argentieri nella rubrica Solferino 28 di Corsera, apprendiamo la storia di Stefania Cimini, 28 anni, costretta a (sopra)vivere con 300 euro al mese dividendo casa con altri inquilini. Con la frustrazione, a fine mese, di dover saltare la cena per via della dispensa vuota; di dover declinare gli inviti ad uscire e limitarsi, nei locali, a prendere solo una coca (“la più economica, sperando che gli altri non se ne accorgano”). Questa situazione di incertezza, tangibile a tutti i livelli, costringe la generazione dei trentenni di oggi a navigare a vista, senza bussola e, talvolta, a improvvisare. L’incertezza svolge un ruolo importante all’interno dei processi decisionali: è un freno difficile da sganciare.
Occorre, però, spezzare una lancia in favore di questo ‘codice incertezza’: come recitano i proverbi, la necessità aguzza l’ingegno e non tutto il male viene per nuocere. La situazione di precariato (morale, prima ancora che economico) può traghettare la generazione mille euro verso un futuro più attento, oculato, meno dispendioso da quello che seguì il miracolo economico italiano che portò allo sperpero degli anni ’80 che ancora paghiamo e che ci ha ridotto alla canna del gas (sempre se ci sono soldi per pagarne la bolletta!). Se la ripresa, come molti auspicano, ci sarà, è molto probabile che non ci saranno emorragie finanziarie per questa generazione – inutile nascondersi – sfortunata, per la quale la parola ‘pensione’ sarà un lemma vetusto che sparirà, oltre che dai dizionari, anche dalle schermate di Wikipedia. Proprio da questa incertezza, dalla consapevolezza di non aver nulla da perdere, può scaturire però quella forza buona capace di opporsi da una sorte avversa, attraverso le scelte coraggiose di emigrare o di rimanere, a costo di inventarsi un lavoro perché quel poco che c’è forse è già “riservato”. Con forza, pazienza, coraggio e sacrificio. Con lo stesso coraggio di cui, nel giugno 1989, lo Sconosciuto con le buste della spesa si oppose ai carri armati di Piazza Tienanmen (Pechino). Almeno lui, la spesa, poteva ancora permettersela.

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giovedì 27 aprile 2017