Il brutto rapporto tra i dati Istat e la realtà

Qualche tempo fa abbiamo dato un’occhiata ai rischi della società post fattuale, ovvero quella società pericolosamente incline a produrre e a credere a notizie infondate, false o alterate in maniera viziosa. Insomma, più o meno la nostra. Spesso, però, la mala-informazione non nasce come tale: lo diventa nel corso della distribuzione, nel processo in cui dei singoli elementi vengono semplificati, camuffati, incompresi, taciuti, esaltati…

Il più classico degli esempi è legato ai dati sull’occupazione, gentilmente forniti dall’Istat. In estrema sintesi, le sue tabelle ci dicono quanti sono gli occupati, quanti i disoccupati e quanti gli inattivi, mese dopo mese. Semplice no? Col cavolo. Perché ogni volta i medesimi dati vengono interpretati in 10 maniere diverse, e chi ci va di mezzo, come sempre, è il lettore, che per comprendere veramente la situazione non può far altro che lasciar da parte la stampa ed andare direttamente alla fonte.

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C’è poi da dire che le stesse fotografie del Paese fatte dall’Istat lasciano dello spazio all’immaginazione, soprattutto per chi non ne conosce tutti i dettagli. Prendiamo per esempio i dati relativi al mese di ottobre: la disoccupazione è scesa all’11,6% rispetto all’11,7% del mese precedente. Bene: alcuni giornali hanno titolato con ‘Disoccupazione in discesa’. Non una bugia, ma una mezza verità. Perché se è vero che quel dato è sceso, va anche detto che lo ha fatto solo perché molti sono passati da ‘disoccupati’ a ‘inattivi’, smettendo cioè di cercare un’occupazione.

Se dunque tutti i disoccupati d’un colpo decidessero di tirare i remi in barca e di sollazzarsi tristemente sul divano, la disoccupazione risulterebbe immediatamente debellata. Sul lato concreto, però, non sarebbe cambiato assolutamente nulla, e il numero degli occupati sarebbe rimasto il medesimo.

In ottobre, gli inattivi sono aumentati di 82mila unità rispetto a settembre. Questo dato, almeno un po’ drammatico, è però servito a salvare le cifre sulla disoccupazione, le quali sarebbero altrimenti salite a causa della diminuzione degli occupati, i quali sono scesi dello 0,1%. Cosa vuol dire? Vuol dire che, mentre in alcuni casi si titola alla riduzione della disoccupazione, in realtà si sta mascherando una – seppur minima – discesa dell’occupazione. Il contrario, insomma, di quello che un comune cittadino potrebbe pensare. Riguardo agli occupati, poi, c’è da dire che l’Istat considera tali tutti quelli che, nella settimana di riferimento, hanno lavorato per almeno un’ora. Ma che reddito può produrre un’ora per differenziare un occupato da un disoccupato?

Non sono complotti, non sono bufale: sono solo semplificazioni. Tutt’al più possono essere viste come dei piccoli tranelli propagandistici. Ma questo esempio spiega meglio di tanti altri quanto, con un minimo di sforzo in più, si possa comprendere molto meglio la realtà, così da cadere meno spesso

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giovedì 5 ottobre 2017