I troll della società post-fattuale

Dormire, lavorare, studiare, mangiare, fare sport, trastullarsi con amici, partner, letture e serie tv. Ventiquattro ore al giorno sono troppo poche per informarsi degnamente su quello che ci succede attorno: farsi un’idea precisa di tutto l’insieme delle tematiche più importanti, dalla politica all’attualità, cercando di allineare le notizie locali con quelle nazionali, senza scordarsi tutto il resto del mondo, è praticamente impossibile.

Non ce la può fare nessuno: forse Mentana, con le sue iperboliche dirette, ci va vicino. Ma quello è il suo lavoro: la maggior parte di noi, durante la propria quotidianità, ha da fare con tutt’altro. Mattoni, libri, pompe di benzina, fiori, figli, fornelli, per una quarantina o più di ore settimanali la nostra testa – per fortuna – è da qualche altra parte. Se poi ci mettiamo tutto il resto, le ore che effettivamente restano per leggere giornali, guardare Tg o approfondimenti sono davvero poche.

Insomma, uno ci può anche provare ad impegnarsi, ma ad un certo punto dovrà ammettere che tenere conto di tutto è inverosimile: le elezioni americane, il referendum, la conferenza sul clima, il Medio Oriente, l’allarme immigrati, l’esercito a Milano, il tutto nel giro di una manciata di giorni. Se a questo sommiamo che una buona percentuale di quello che riusciamo a leggere è inesatto se non falso, farsi un’opinione concreta su tutto diventa ancora più problematico.

Ci si potrebbe domandare: perché affannarsi? Freghiamocene, e condividiamo tutt’al più sui social le urla del demagogo di turno, così da dare alla nostra pagina una patina di impegno.

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Il problema è che – come dice Chomsky – sviluppare una coscienza critica è fondamentale. Ma per farlo bisogna informarsi, stando bene attenti a scegliere con cura le fonti, cercando di capire quello che sta dietro alla facciata. «La manipolazione delle coscienze e dell’informazione determina le condizioni ideali per il dominio sulla società da sfruttare». Un tantino estrema come affermazione, eppure con una gran verità di fondo: sia la disinformazione che la mala-informazione possono infatti fare danni enormi.

disinformazione-e1436431245145Da una parte c’è chi ha rinunciato ad informarsi. Dall’altra c’è invece chi ci prova, ma per farlo deve nuotare in mezzo a dei media sempre meno “produttori di verità” e sempre più asserviti alle derive della società post-fattuale, ovvero un consorzio di individui incline a generare più o meno consapevolmente delle notizie false o alterate. Dalle teorie del complotto alle scie chimiche, il mondo si è riempito di troll (di professione, oppure per passione, o anche per ignoranza, nei casi indiretti), i quali trovano terreno fertilissimo sui social. E molti politici sfruttano l’inclinazione degli elettori a credere a balle cosmiche: quello che dice Trump ai suoi 11 milioni di follower è oro colato.

La verità, nella società post-fattuale, è quella condivisa dalla propria cerchia, la realtà è tutt’altra cosa. Morale: sforziamoci di più, e cerchiamo di allungare lo sguardo.

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lunedì 19 febbraio 2018