I colpi ciechi di un giorno cupo

I colpi ciechi di un giorno cupo

Sono le 11 e 40 di una mattinata domenicale di fine aprile. Una parte d’Italia è in attesa del derby di Torino che potrebbe far avvicinare ulteriormente la Juventus allo scudetto, un’altra è invece immersa nell’ozio e avvolta dal tepore primaverile di un nuvoloso giorno di festa. A Roma il nuovo Governo sta per giurare quando Luigi Preiti entra, in giacca e cravatta, in piazza Colonna, a pochi passi da Palazzo Chigi. L’uomo, armato, dopo qualche frase delirante fa partire sei colpi di pistola contro un cordone di sicurezza composto da carabinieri, centrandone due.

Fortunatamente il bollettino finale parla di solo due feriti, anche se uno piuttosto gravemente. L’attentatore, subito bloccato, è un manovale quarantanovenne, attualmente disoccupato, separato dalla moglie, indebitato, che ha raggiunto la Capitale dalla Calabria in treno. Un uomo disperato e non uno squilibrato, hanno prontamente rimarcato diversi commentatori, appellandosi al fatto che non ci sarebbero diagnosi psichiatriche a suo carico. Il suo vero obiettivo erano i politici.

Unanimi e contrite le reazioni dal mondo politico, accalorate e solidali le parole di tutti. Qualcuno accusa più o meno velatamente le frange più intransigenti, ree di aver alimentato le polemiche e incattivito gli animi; altri considerano il gesto alla stregua di un monito che dovrebbe costringere i politici ad aprire gli occhi.

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lunedì 3 settembre 2018