“Gran Casinò – Informare per creare consapevolezza

Questo articolo fa parte del laboratorio Scrittori di classe

Il comune di Trento forma i propri futuri cittadini, finanziando spettacoli per consapevolizzare e aiutare gli adolescenti ad essere in grado di prendere decisioni riguardanti il loro futuro.

Il 25 novembre 2016 si è svolto, nel teatro di San Marco, lo spettacolo “Gran Casinò” con Fabrizio de Giovanni, un professionista del settore teatrale e ben informato sull’argomento trattato, diretto da Gilberto Colla e organizzato dalla compagnia teatrale ITINERARIA.

De Giovanni era vestito in modo del tutto casuale, come se fosse stato lì, non per farci una lezione, bensì per informarci dei rischi che possiamo incontrare durante il nostro percorso di vita. In particolare, è stato affrontato in maniera molto comprensibile e significativa il tema della dipendenza dal gioco d’azzardo.

immagine WolfGC

La recita è stata introdotta da un breve discorso di Mariachiara Franzoi, assessore con delega per le politiche sociali, familiari ed abitative di Trento. Inoltre, è stata presentata l’associazione “Tra di noi”, costituita da giovani volontari accomunati dalla voglia di aiutare e di prendersi cura degli adolescenti, rispondendo online a qualsiasi tipo di domanda venga loro posta.

La scenografia era molto semplice: un pianale di vetro appoggiato a due cavalletti in legno era posto al centro del palco, ricordandomi la trasparenza con la quale Fabrizio de Giovanni si poneva a noi ragazzi; due schermi separati tra loro e retti da supporti in acciaio erano dotati di retroproiettori, i quali, di tanto in tanto, riproducevano video a tema. Anche le luci erano molto semplici; riflettori di luce bianca erano posti sul palco, alla vista del pubblico.

Nella sala, piena di scolaresche, si potevano cogliere la passione, la voglia e l’entusiasmo di recitare e trasmettere un messaggio relativamente a questo problema sociale, purtroppo molto diffuso in Italia. Anche il pubblico non era da meno: interessato e partecipativo, applaudiva le mani con foga, come se volesse che Fabrizio non smettesse mai di “raccontare”.

Nell’arco della mia vita ho assisto a diversi spettacoli teatrali ma, senza dubbio, questo è stato quello che più mi ha coinvolta, anche emotivamente. Si percepiva chiaramente che De Giovanni, quel giorno, non si trovava sul palco perché finanziato dal comune, bensì perché voleva trasmetterci alcuni spunti su cui riflettere, dato che può capitare a chiunque di diventare dipendente dal gioco e rovinare se stesso ed i rapporti con le persone care.

Ritengo che questa rappresentazione abbia esattamente colto nel segno. Io personalmente sono rimasta colpita dai numeri che l’attore ha citato di persone patologicamente dipendenti e dalle conseguenze economiche che essa provoca: in pochi attimi vengono sperperati i risparmi di una vita e molte famiglie si disgregano.

 

 

 

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giovedì 27 aprile 2017