Giovani, disoccupati e soprattutto colpevoli

La fastidiosa retorica per la quale la disoccupazione è in primo luogo colpa dei disoccupati non vuole proprio cedere. A riaccendere i toni è stata la faccenda dell’Expo e della ricerca di personale, resa nota da un articolo apparso sul Corriere della Sera. Secondo tale pezzo, l’80% dei giovani contattati dall’agenzia ManPower avrebbe rifiutato in tronco la stuzzicante offerta occupazionale. Sputando su uno stipendio di 1300 euro! Choosy, pigri, fancazzisti, figlidipapà, sdraiati, parassiti e mezzeseghe!

«Sarà che c’è di mezzo l’estate e poi i turni prevedono anche sabati e domeniche di lavoro». Eccoli lì, i giovani italiani, eterni bamboccioni senza voglia di lavorare. Giacché il Corriere ci è andato leggero, per rincarare la dose arriva un’altra firma, niente di meno che il Vittorio Feltri de Il Giornale. E anche lui aborre le mezze misure, a cominciare dall’arcaicizzante apertura dell’articolo: «voglia di lavorare saltami addosso». E ancora: «è probabile che l’avvicinarsi dell’estate induca molti nullafacenti a preferire una lunga vacanza sulle spiagge». Eh sì, perché è noto che quello è l’habitat del giovane disoccupato, il quale come detta la legge naturale compensa la mancanza di occupazione e di stipendio con salsedine e calippo. È infatti di pubblico dominio che l’apparato balneare italiano poggia in primo luogo sull’alto afflusso di giovani disoccupati, tipici spendaccioni da ombrellone.

Non fosse però che le affermazioni del Corriere e del Giornale sono state smentite, sia dalla ManPower che dagli stessi bamboccioni che hanno rifiutato il lavoro. Come ha infatti rivelato in un secondo tempo l’agenzia interinale, «l’80 per cento delle persone che avrebbero rifiutato, non ha in effetti rifiutato, ma si tratta di persone che o non hanno superato i test o che a un certo punto non sono state in grado di andare avanti nelle selezioni». C’è poi da precisare che i ruoli per i quali veniva offerto uno stipendio di 1300 euro erano solamente due, mentre per le restanti posizioni ci si doveva accontentare di salari tra i 500 e i 1000 euro. I quali sono pur sempre soldi, ma si può agevolmente comprendere come la maggior parte dei candidati fossero fuorisede, e quindi incapaci di coprire il tris viaggi-affitto-nutrimento con stipendi lordi da 700 euro. Il tutto a Milano, che non è propriamente la città più economica del Bel Paese.

Detto questo, restiamo tutti convinti che i “lavori di merda” continueranno ad esistere, e i giovani italiani continueranno a farli, saltando da un contratto penoso ad un altro. Quel che invece resta da chiarire è il perché di questo continuo sensazionalismo attorno alla malavoglia degli under 30, procurato da una generazione di poco più anziana che ha vissuto una carriera lavorativa fatta a scaloni, di fronte a quella attuale che appare più come una palude, dove la speranza dell’altezza è eliminata a priori dalla priorità del galleggiamento.

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giovedì 27 aprile 2017