Generazione undertrenta

Generazione undertrenta

«Suono e voce si armonizzano l’un l’altro» come «lungo e corto a vicenda si completano». Ricorro a questi antichi aforismi cinesi per esprimere la pienezza del susseguirsi di eventi – positivi e negativi – che eguaglia ogni generazione, come del resto ogni cosa in questo mondo.

Un cerchio pieno che coinvolge quattro generazioni dal Novecento ad oggi, ma diviso in più parti, dove le differenze si percepiscono proprio perché «tutti sanno che il facile è facile e da ciò riconoscono il difficile». È solito però soppesare solo le difficoltà e non cogliere la semplicità – o il lato speranzoso – che ogni epoca porta in sé.

La generazione undertrenta si riferisce alla gioventù di oggi, quel presente italiano ed europeo contenitore di fenomeni come “crisi”, “spostamenti intercontinentali”, “curriculum vitae”, “comunicazioni 2.0” e “disoccupazione”. Un’epoca dove il mondo guarda all’Europa come il vecchio dei continenti e dove i giovani che vi vivono sembrano essere privi di speranza.

Come insegna il premio Nobel per la Pace Dalai Lama ci sono due risposte alla sofferenza: «ignorarla o guardarla in faccia e penetrarla». Un invito illuminante per ogni undertrenta che sta perdendo l’augurio di vivere una vita serena a casa propria. Ognuno può osservare la realtà che ha davanti, entrarvici e grazie alla fortuna di far parte della generazione degli spostamenti intercontinentali, può decidere di mettersi in viaggio. Lo può fare leggendo, avvicinandosi ai coetanei stranieri o prendendo un aereo, per confrontarsi con culture diverse ed arricchire il proprio giardino, inaridito dall’errato pensiero che “oggi sia più difficile di qualsiasi altro giorno”.

Nonostante il momento – altro se non l’ennesimo foglio della storia – si può scegliere di vivere un presente libero da insegnamenti passati che si ritengono nocivi per il nostro oggi o domani. Ingarbugliati nell’insegnamento per cui l’agire di ognuno dev’essere perpetuato da un interesse economico – privando ogni altro tipo di evoluzione –, è necessario spogliarsi dalle paure del muoversi diversamente da convinzioni forse vere un tempo, ma oggi non più, e alimentare così il fuoco che anima l’antitesi della crisi, l’opportunità.

In una società dove l’individuo si ammala e di crisi perisce ripetere gli stessi progetti porta ad inevitabili conflitti, sia interiori che sociali. Arrendersi ed ammettere la propria fragilità davanti ad idee che si pensa possano essere sbagliate non è errato. Così facendo si dimostra la propria debolezza che – diversamente da quanto insegnatoci – è la forza necessaria per raggiungere quella flessibilità che permette ad ognuno di evolversi, e di conseguenza rafforzarsi per rinnovare ciò che di ammalato sta distruggendo la propria comunità.
Se si riesce a cambiare, dunque a mettere a nudo le proprie idee anche se apparentemente fragili, si può rendere perfetta ogni cosa, anche la crisi che sta investendo l’epoca che ospita la generazione undertrenta e quella avvenire.

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mercoledì 4 ottobre 2017