Erri De Luca, La parola contraria, 2015

Uno scrittore sotto processo

Dopo gli attentati del 7 gennaio 2015 a Parigi, si è avviata la corsa all’indignazione per la libertà di parola negata. L’11 gennaio molti Capi di Stato si sono recati nella Ville Lumière per dare il loro supporto alla causa. Nella stessa Francia, pochi giorni dopo gli attentati, un comico, è stato invece condannato per apologia del terrorismo.
Quanto oltre ci si può spingere? Bisogna porre dei limiti alle opinioni personali, considerando che la libertà di una persona finisce dove inizia quella di un’altra?

Negazionismo e revisionismo sono all’ordine del giorno e, in alcuni casi, vestiti da ossimoro. Ed è proprio quello che viene raccontato nel breve testo di Erri De Luca, La parola contraria, 2015.

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Il caso risale al settembre 2013, quando Erri De Luca afferma che sabotare il progetto del TAV (Treno ad Alta Velocità) è lecito, poiché tutte le mediazioni hanno fallito e pertanto non rimane altra possibilità per fermare una cosa nociva. La denuncia scatta nel giro di una settimana, l’autore ne riceve notifica nel febbraio dell’anno successivo, la prima udienza si tiene nel giugno 2014 e la seconda tre settimane dopo gli attentati di Parigi; si sottolinea come le frasi dell’imputato sarebbero state accettate se a dirle fosse stato un barbiere, ma uno scrittore no, non può permetterselo.
In La parola contraria, edito quest’anno da Feltrinelli, De Luca spiega come è diventato anarchico, ispirato da Omaggio alla Catalogna* di George Orwell; le battaglie che è fiero di aver combattuto (come quella per l’innocenza degli anarchici nell’attentato di piazza Fontana: «E vincemmo: gli anarchici furono scagionati. E perdemmo: nessun vero colpevole fu condannato», p.17). La volontà di «istigare» (p.18) una giustizia dal basso, la speranza che il popolo porti il lume della ragione nel Sistema, in Progetti destinati altrimenti distruggere l’ambiente, danneggiando irrimediabilmente anche le vite umane. Non una questione che riguarda solo gli abitanti della Val di Susa, ma anche le Forze dell’ordine inviate a proteggere i cantieri. Anch’esse, infatti, respirano la polvere di amianto proveniente dalle perforazioni, uno «stupro del territorio» (p.26).
Accusato di istigare al sabotaggio, la sua libertà di parola è forse lesa, così come la polisemia del verbo ‘sabotare’, che la giustizia vuole ridurre a un solo senso, benché significhi anche ostacolare.
La parola contraria presenta le riflessioni di un autore sulla libertà di parola, ma è anche un espediente dell’autore per dare voce a chi non ha ascolto, che, insieme a comunicare, è «la ragione sociale di uno scrittore» (p.24).

*Omaggio alla Catalogna (Homage to Catalonia) è il personale resoconto di George Orwell, scritto in prima persona, della guerra civile spagnola. La prima edizione è stata pubblicata nel 1938, mentre la guerra civile non era ancora terminata, dopo essere rimasto in Spagna dal dicembre 1936 al giugno 1937.

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mercoledì 4 ottobre 2017