Eco, internet, le bufale e la scuola

Che internet e i social network fossero invasi anche da legioni di imbecilli si sapeva già da tempo. Il fatto però che Umberto Eco lo abbia recentemente ribadito con durezza a Torino dopo aver ricevuto l’ennesima laurea honoris causa − stavolta in Comunicazione e Cultura dei Media − ha scatenato una querelle sulla stampa e, manco a dirlo, sul web. Lungi dal farmi coinvolgere anche io, vorrei riflettere invece su una dichiarazione del celebre semiologo rimasta in sordina: «Internet è l’humus delle bufale. Il problema della scuola è insegnare a filtrare le informazioni della rete. I docenti dovrebbero insegnare ai ragazzi a usare i siti per le ricerche, a condizione di confrontarne almeno dieci. Saper copiare è una virtù, ma le informazioni vanno paragonate».

La proposta di Eco ripropone quella già formulata più ampiamente pochi anni fa da Henry Jenkins, professore di Communication presso l’University of Southern California, nel suo Culture partecipative e competenze digitali: agli studenti mancano sia la conoscenza sia l’interesse per valutare i modi in cui le informazioni vengono prodotte per, e all’interno di, ambienti digitali; è quindi necessario insegnare loro le abilità di pensiero critico per intuire la qualità delle informazioni in rete. Se è vero infatti che i ragazzi ormai apprendono più del 70% delle nozioni fuori dalla scuola, almeno sarebbe il caso che le loro fonti online fossero il più possibile complete, attendibili e verificabili e la scuola di oggi dovrebbe insegnare a trovarle e a sceglierle accuratamente, dopo attente analisi e comparazioni.
Niente più Wikipedia allora? No, tranquilli, quella ancora va bene − sostiene Eco − grazie soprattutto al controllo sistematico da parte delle migliaia di volontari in tutto al mondo che con perizia filologica ripuliscono le pagine dalle falsità e dalle sciocchezze introdotte dai cosiddetti vandals informatici: studenti che riempiono un testo di parolacce, politici che cercano di cambiare il loro profilo, dietrologi e complottisti di ogni sorta, persone che scrivono bufale solo per poi sostenere che Wikipedia non è attendibile!

Insegnare ai ragazzi a valutare la qualità dei siti internet per trarne informazioni attendibili deve diventare una priorità per la scuola, che tra i suoi compiti ha (anche) quello di formare cittadini consapevoli e dotati di spirito critico: tra comparare più siti per una ricerca di storia e leggere più giornali cartacei e online per vagliare le notizie il passo è breve. Se ben orientati, gli studenti a mano a mano acquisiranno consapevolezza della doverosa necessità di tale metodo e chissà, magari in seguito alcuni vorranno aderire alla comunità di Wikipedia o almeno contribuire a migliorare le pagine degli argomenti su cui si sentono più ferrati. Oppure, perché no, altri – di solito i più bravi, non gli imbecilli – saranno tentati di passare dal lato oscuro e si divertiranno a scrivere una bufala ben architettata e documentata. Per vedere di nascosto l’effetto che fa.

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mercoledì 4 ottobre 2017