E li chiamarono euroscettici

E li chiamarono euroscettici

Un’Europa bambina che a molti puzza di vecchio. Un ammucchiamento di stati sovrani, non federazione né confederazione. Un ibrido unico al mondo, che è tutto e niente, con una moneta comune paradossalmente più integrata degli stessi cittadini europei. Un’Europa che sembra starsene immobile per lunghi periodi, nascosta dietro a una tenda, aspettando chissà che cosa, zitta zitta. Un’Europa che si fa vedere così poco che in molti proprio non credono alla sua esistenza.
Per questo motivo, alla vigilia delle elezioni, si temeva il boom dei partiti euroscettici. Roba da far cadere le dodici stelle della bandiera dell’Unione. Oggi, che si hanno i risultati in mano, si tende invece a minimizzare i consensi ricevuti dai partiti no-Euro. Come se i boom del Front National in Francia, dell’Ukip in Gran Bretagna e del partito di estrema destra Danish People Party in Danimarca non fossero abbastanza per confermare un deciso trend euroscettico. Per non parlare di quel 56,6% degli elettori che ha scelto di non scegliere e se n’è rimasto a casa.
L’Unione Europea come qualcosa verso la quale essere indifferenti, o ostili. E pensare che questa “creatura” era nata sotto i migliori auspici, per placare secoli di conflitti insensati. Gli Stati Uniti d’Europa erano considerati dagli estensori del Manifesto di Ventotene come una medicina contro «i germi del nazionalismo imperiale» che la loro generazione aveva visto «ingigantire fino alla formazione degli Stati totalitari e allo scatenarsi delle guerre mondiali».
Ma forse è proprio questa sua condizione di utopia terrena che ce la rende un po’ aliena. Quello di Bruxelles non viene visto come un Governo, bensì come un centro del potere tecnocratico-finanziario un po’ troppo bacchettone, in ultima nemico dei propri cittadini. E qui si spiega gran parte dell’astensionismo e dell’euroscetticismo, due modi per esprimere il medesimo disagio. Eppure, tornando al punto di partenza, è di una bambina che stiamo parlando. I trattati di Roma del ’57 ci sembrano preistoria, ma d’altra parte cosa sono questa manciata di decenni per la formazione di un tale colosso politico?
L’Europa è una bambina un po’ goffa, forse anche un po’ antipatica, che sta imparando a camminare. Con le ultime elezioni si è tirata contro un bel po’ di amichetti guastafeste, che cercheranno di farle più sgambetti possibile. Ma, come è stato scritto con sfoggio di retorica nel Manifesto di Ventotene, «la via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà!». Alla faccia di chi non ci crede.

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venerdì 28 aprile 2017