E dopo la post-verità?

L’Oxford English Dictionary ha selezionato il termine “post-verità”* come parola dell’anno 2016, definendolo come quella «circostanza nella quale fatti reali ed obiettivi influenzano meno l’opinione pubblica rispetto all’emotività e alle convinzioni personali».

Gli esempi di questo fenomeno abbondano: dalle innumerevoli bufale sul web al prevalere della parola di un blogger su appurate conoscenze scientifiche; dalle conclamate menzogne sostenute da alcuni politici alla diffusa tendenza a considerare false le versioni ufficiali di alcuni eventi. Con la sua scelta, l’Oxford English Dictionary non ha solo dato risalto ad un termine particolarmente attuale, ma ha di fatto aperto un vaso di pandora, dando il via ad un dibattito di cui ancora non si conosce il punto d’arrivo.

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Il tema della verità – intesa come aderenza alla realtà – è fondamentale per la stabilità di un sistema democratico, proprio perché è una corretta visione della realtà che permette all’elettore informato di giudicare l’operato dei soggetti politici. Oggi però due elementi sembrano contribuire ad allontanare sempre di più la nostra idea di verità dalla realtà.

Il primo è strettamente legato ad internet e al progresso tecnologico, che hanno condotto l’essere umano in una nuova era di conoscenza. Con un cellulare, infatti, ognuno di noi può esplorare quasi tutti gli ambiti del sapere umano, avendo a disposizione innumerevoli informazioni su qualsiasi argomento. Se da un lato tutto questo è positivo, l’enorme mole di dati e notizie circolano sul web ad una velocità che non permette una pronta valutazione della loro attendibilità, tanto che nemmeno i migliori team di fact-checking riescono sempre a stare al passo con le nuove bufale.

In secondo luogo, il mondo intorno a noi si è estremamente complicato. Tutti gli ambiti del sapere si sono esponenzialmente arricchiti di conoscenze nuove. Ogni materia è stata approfondita così tanto che in molti casi un esperto di una specifica branca non conosce a fondo un’altra area della stessa materia. Come se non bastasse, gli esperti di un settore sono spesso in disaccordo tra loro e forse, anche per questo, il loro parere ha perso peso ai nostri occhi, spingendoci ad affidarci più ad una ricerca su Wikipedia e all’emotività piuttosto che all’evidenza scientifica (quando c’è).

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Stando così le cose, si è aperto un dibattito su come affrontare la questione della verità nell’era di internet. Ad oggi, la proposta più concreta punta alla creazione di algoritmi che siano in grado di riconoscere e bloccare la pubblicazione di bufale, o per lo meno di segnalarle all’utente.

A ben vedere, però, questa soluzione metterebbe un enorme potere nelle mani delle società informatiche che si vedrebbero consegnare le “chiavi della verità” e potrebbe ledere anche i diritti individuali di opinione e di espressione o funzionare da bavaglio nelle mani di regimi autoritari.

 

post-truth in inglese

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martedì 3 ottobre 2017