Desideri europei

Strutture di cooperazione transfrontaliera

Il desiderio a livello Europeo di compensare il crescente allargamento territoriale con una maggiore integrazione tra gli Stati membri ha avuto, negli ultimi anni due sviluppi: la nascita dei GECT (Gruppi Europei di Cooperazione Territoriale) e la formazione di Macroregioni. Entrambi consistono in forme, ancora sperimentali, di cooperazione tra territori sovranazionali, con interessi comuni di crescita.

La proposta dei GECT è stata formulata come regolamento dal Parlamento Europeo nel 2006. Si tratta di enti dotati di personalità giuridica, pensati per aggirare i lacci burocratici che impediscono alle Nazioni di sviluppare in modo efficace la cooperazione territoriale. Scopo: la coesione economica e sociale dei territori coinvolti, al fine di sviluppare armoniosamente l’UE. Poiché i GECT sembrano aver aggirato questi lacci solo per incappare in altri (primo fra tutti, la difficoltà nell’attuare decisioni comuni in quadri legislativi diversi), nel 2009 si è applicata, in aggiunta, la strategia delle Macroregioni: collaborazioni, questa volta, totalmente libere da legislazioni ad hoc.

Il primo GECT è nato nel 2008 tra Francia e Belgio; nel 2009, invece, ha preso forma la prima Macroregione, quella del Baltico. L’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino, istituito nel 2011, è stato il secondo GECT approvato in Italia. Esso rappresenta un caso particolare, in quanto vi cooperano territori autonomi. Fin ora, a livello di ricerca, si è voluto sottolineare unicamente come tali specificità possano rappresentare uno spunto per il migliore funzionamento di altri GECT. Tuttavia l’Euregio ci pone anche alcune questioni, ad esempio: sarà davvero portatore dello sviluppo armonico di due Paesi UE, o accrescerà, piuttosto, le diseguaglianze territoriali? Se, il Tirolo e il Trentino, già aree privilegiate, si svilupperanno in modo ulteriormente accelerato rispetto alle altre Land o Regioni, che effetti sociali si avranno nelle nazioni coinvolte? Più in generale, possiamo inoltre chiederci: queste politiche regionaliste applicate dall’UE porteranno davvero all’integrazione desiderata o piuttosto al rafforzamento di autonomie che, come ha mostrato il referendum scozzese, faranno tremare le poltrone di Bruxelles?

Per il momento, siamo ancora molto lontani dal poter ottenere una risposta a questi interrogativi: in Italia i GECT sono conosciuti e sentiti quasi esclusivamente a livello delle autorità; i cittadini europei, in gran parte, sembrano non sospettarne nemmeno l’esistenza. Indubbiamente il vuoto d’informazione dovrà essere colmato, se l’UE non vuole che l’integrazione auspicata avvenga unicamente a livello governativo. Quando questo accadrà, ci si potrebbe, però, trovare davanti a uno scenario politico molto diverso da quello agognato: come spesso succede, sarà, l’opinione pubblica a decidere la sorte delle manovre politiche. In questo caso, tutto dipenderà da come essa giudicherà i GECT e le Macroregioni: se come opportunità o come fonti di diseguaglianza.

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mercoledì 4 ottobre 2017