Decidere per una buona morte

Eutanasia è una parola che ha origini antiche, viene dal greco: ‘eu‘ vuol dire ‘bene’, e ‘tanatos‘ significa ‘morte’, letteralmente dunque è una buona morte.

Attualizzato, il termine indica una «morte non dolorosa, ossia il porre deliberatamente termine alla vita di un paziente al fine di evitare, in caso di malattie incurabili, sofferenze prolungate nel tempo o una lunga agonia; può essere ottenuta o con la sospensione del trattamento medico che mantiene artificialmente il paziente in vita (eutanasia passiva), o attraverso la somministrazione di farmaci atti ad affrettare o procurare la morte (eutanasia attiva); si definisce volontaria se richiesta o autorizzata dal paziente.» [da Treccani.it]

La bioetica – ovvero l’etica della vita – si occupa di analizzare pro e contro di questa pratica, illegale in Italia. Le argomentazioni principali dei detrattori vertono intorno al fatto che equivale a compiere un omicidio: in pratica, non si può arbitrariamente decidere di porre fine alla vita di qualcuno, a prescindere dal contesto. I sostenitori, invece, insistono sulla necessità di poter scegliere di smettere di soffrire, perché la morte è importante tanto quanto la vita. I soggetti in causa sono diversi: prima di tutto il paziente, malato terminale ma capace di intendere e di volere; coloro che lo assistono in qualità di medici e operatori sanitari, che possono rispondere alla richiesta di cura solo parzialmente (intervenendo sul dolore senza poter guarire); e i famigliari, impotenti davanti alla malattia.

Fino a che punto il malato può scegliere? Il testamento biologico è una pratica che, se fosse riconosciuta giuridicamente, permetterebbe il libero arbitrio: decidere come e quando morire quando non c’è più possibilità di guarigione e le sofferenze sono atroci. Aggrapparsi fino all’ultima goccia di esistenza oppure morire in pace, ma scegliere.

EUTANASIA2

Per la Giornata mondiale dei diritti umani 2014 l’Associazione Luca Coscioni e il comitato EutanaSIAlegale hanno lanciato un video-appello con settanta testimonial che si rivolgono ai parlamentari per chiedere di discutere del progetto di legge d’iniziativa popolare per il rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia, depositato alla Camera il 13 settembre 2013 e mai calendarizzato. A parlare sono medici, malati e personaggi famosi di tv, cinema e cultura: da Corrado Augias a Mara Maionchi, da Platinette a Neri Marcorè, da Roberto Saviano a Umberto Veronesi, la richiesta è veramente trasversale. Che sia legittimo poter scegliere, e che innanzitutto si cominci a parlarne nelle sedi appropriate dopo le migliaia di firme raccolte.

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martedì 3 ottobre 2017