Deboli e indifesi – Luca Rinaldi

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Uno dei tanti video che in questi giorni di isolamento forzato rimbalza di telefono in telefono riguarda un supermercato di Genova. La telecamera indugia sugli scaffali vuoti, appena presi d’assalto, per poi soffermarsi su un signore molto anziano.

Dell’uomo colpisce subito l’abbigliamento: sotto la giacca antivento è vestito di tutto punto, con camicia e cravatta. È arrivato troppo tardi, non è riuscito a comprare nulla e non risparmia critiche ai suoi concittadini: «nemmeno quando è scoppiata la seconda guerra mondiale c’era questo panico» e se ne va scuotendo la testa.

Il signore è un orgoglioso rappresentante della generazione dei nostri nonni. L’unica a cui le parole guerra e crisi evochino ricordi concreti e non vaghe reminiscenze scolastiche. La generazione della Costituzione repubblicana, del voto alle donne, del boom economico che ha ricostruito l’Italia sulle macerie del secondo conflitto mondiale.

Gli uomini e le donne che oggi hanno più di 80 anni si sono spaccati la schiena coi lavori più umili per permettere ai loro figli – quei boomers che noi giovani tanto odiamo – di proseguire con gli studi, spesso fino all’università. In molti casi, i patrimoni familiari che hanno accumulato permettono ai ragazzi d’oggi, intrappolati nel precariato, di fare comunque una vita dignitosa.

In questi giorni dovremmo tenerlo bene a mente. Il virus rappresenta un pericolo soprattutto per i più anziani. Una retorica discutibile ci vuol far credere che dovremmo chiuderci in casa per proteggerli, in quanto deboli e indifesi. Come se si trattasse di un gesto di pietà. Il premier britannico sembra addirittura disposto ad accettare serenamente la morte della maggior parte di loro.

In realtà, non è per pietà che dobbiamo fare di tutto per tenere al nostro fianco i nonni d’Italia, né per la loro presunta debolezza. È della loro forza che abbiamo un disperato bisogno. Dobbiamo proteggerli perché sono la nostra memoria storica, il nostro rifugio, le fondamenta su cui poggiamo nel tentativo di costruirci un futuro.

Non possiamo permetterci di perdere la generazione che aggiusta con calma il nodo alla cravatta mentre noi, in pigiama, assaltiamo il supermercato.

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sabato 28 marzo 2020