Classi-pollaio, fuorilegge e un po’ ignoranti

Se fare gli insegnanti è una condanna

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L’estate 2014, meteorologicamente parlando mai iniziata, è già finita: gli alunni italiani tornano a scuola. A Bolzano la campanella è suonata il 9 settembre, a Palermo l’ingresso in classe è invece fissato per il 17. Fiumane di treni, corriere, automobili, scooter e biciclette riporteranno gli studenti in classi ancora più affollate dell’anno scorso: tra elementari, medie e superiori saranno infatti quasi 8 milioni a riempire le sempre meno adatte aule italiane.

Quello delle classi-pollaio non è di certo un problema nuovo, ma si sta indubbiamente aggravando: negli ultimi due anni si contano 64 mila iscritti in più, i quali sono però accolti nelle medesime strutture preesistenti. E questo grazie alle ultime leggi di Stabilità e alla spending review che non permettono alle Amministrazioni pubbliche di incrementare i parametri di spesa. Assecondare pedissequamente questi calcoli ragionieristici non può che portare alla proliferazione di classi composte da più di 30 studenti, con casi limite di 42 alunni, com’è successo in provincia di Alessandria, o peggio ancora di 49 a Ragusa.

Insomma, il limite del buon senso è stato oltrepassato, e non di poco. Ma forse non solo quello: cosa dice la legge a proposito delle aule-pollaio? Secondo le correnti normative antincendio il limite è posto – in rialzo – a 29 alunni per la scuola primaria, a 30 per le medie e a 33 per le superiori. Numeri da incubo, se non per gli stessi studenti, sicuramente per gli insegnanti. Esiste però un’altra normativa, risalente agli anni ’70, che assegna ad ogni alunno una “metratura garantita”: ogni alunno delle elementari deve avere 1,80 metri quadrati, mentre allo studente delle superiori ne vengono assegnati 1,96. Alla luce di queste cifre, si può ben dire che un insegnante di geometria dovrebbe impiegare la prima lezione dell’anno scolastico nello spiegare ai propri studenti la legalità o meno della loro aula.

Vittime designate di questi caotici pollai, oltre agli studenti, sono ovviamente anche gli insegnanti, in numero uguale o minore di fronte all’ingigantirsi degli alunni iscritti. Pochi e con gli stipendi bloccati dal 2009. Marcello Pacifico, Presidente del Sindacato Anief, ha dichiarato che «fare l’insegnante oggi non è una fortuna: è una condanna». E se è vero che un’autorevole ricerca scientifica ha certificato che il successo di un sistema educativo nazionale è dato dal combinarsi di buone paghe per gli insegnanti e da classi di pochi alunni, l’Italia può essere a buon ragione riportata come uno degli esempi da non seguire: con 42 miliardi di euro spesi – male – nell’istruzione, i nostri studenti si piazzano costantemente nel fondo delle classifiche internazionali dei test PISA.

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mercoledì 4 ottobre 2017