Aspettando i miei 90 mila euro di pensione

Tutto parte dal presupposto secondo il quale parlare di pensioni su un giornale chiamato UnderTrenta non equivale all’imporre ad un gruppo anziani la visione forzata di Peppa Pig. Insomma, l’argomento ci interessa, seppur indirettamente. Il governo Renzi, quello più giovane della storia repubblicana, con la sua età media di soli 47 anni, è in carica da un anno e qualcosa. Il governo dei rottamatori, che sembrava poter ridimensionare i privilegi dei dinosauri, con le loro pensioni d’oro e multiple. Macché, pura illusione. Dai 90 mila euro mensili di Sentinelli ai 51 mila euro di Gambaro, in Italia restano un milione i pensionati che ricevono più di 3 mila euro ogni mese.

I dati parlano chiaro, e pesano come macigni sul futuro dei giovani: non solo non vi è stata alcuna redistribuzione della spesa pubblica, ma anzi, sembra che i palliativi alla crisi del mercato del lavoro durante la recessione abbiano favorito più gli anzianotti che non i ragazzi. È l’Istat a dimostrarlo, evidenziando come tra il 2008 e il 2014 si siano contati 1,1 milioni di over 55 occupati in più, contro ai due milioni in meno per la generazione under 35.

Certo, non si può ragionare unicamente nei termini di uno scontro vecchi vs giovani: il discorso non è solo intergenerazionale, e non si può far finta che non esistano le classi solamente perché ci si ritrova nella generazione più sfigata. Nonostante ciò, è innegabile il fatto che l’esercito dei vecchi non ha mosso un passo indietro durante gli anni della crisi, tenendo ben stretta la presa nelle posizioni chiave del potere pubblico e privato. Ai giovanotti, gli umili avanzi. Ma quanti avanzi per le nuove leve ci possono essere in Italia, la seconda nazione più vecchia del mondo?

Laddove i giovani di oggi possiedono la metà di quanto possedevano gli under30 degli anni Novanta, i pensionati ora tengono in saccoccia più del doppio di quanto avevano i loro simili due decenni fa. In vent’anni il reddito degli over 65 è cresciuto di 19 punti, mentre quello dei giovani tra i 19 e i 25 anni è diminuito miseramente di 15 punti. Numeri che, se segnano il trionfo dei pensionati, fanno un gran rabbia ai giovani, che guardano con rancore e risentimento ai fasti passati.

Soprattutto se si pensa che tuttora il 32% della spesa pubblica nazionale finisce dritta in tasca ai pensionati, un esborso che semplicemente non ha paragoni.

Certo, se non esistessero le classi ma solo le generazioni, in un’ottica secondo la quale le falle del mercato del lavoro fossero fisiologicamente sopperite dalla solidarietà familiare – ovvero dall’elemosina degli avi – un simile quadro, seppur vergognoso, ci potrebbe anche stare. Il tutto teoricamente reggerebbe se solo i giovani d’oggi, una volta anziani, raggiungessero lo stesso benessere dei padri o nonni. Senonché, come si diceva, esistono anche le classi, per non parlare poi delle vacche magre che saranno le nostre pensioni. E se oggi il 40% dei pensionati vive con meno di 1.000 euro al mese… ma forse è meglio non fare troppi conti.

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mercoledì 4 ottobre 2017