Accade il 2050

Splendidi sessantenni in un pianeta bruciato

Il lettore medio, nel 2050, avrà su per giù una sessantina d’anni. Starà agognando una pensione che non arriva, invidiando almeno un po’ i propri avi, che in riposo c’erano andati ben prima.

In fin dei conti, però, sono convinto che i nostri sessant’anni non saranno poi tanto diversi da quelli dei sessantenni attuali: nessuna generazione, neanche quella sessantottina, è mai riuscita davvero ad uccidere – metaforicamente – quella dei propri padri. Noi saremo uguali, sarà il mondo ad essere diverso. Se meglio o peggio, beh, dipende da noi.

Per lavoro mi trovo spesso a scrivere sui cambiamenti che avverranno nei prossimi decenni: per comodità, gli scienziati e quindi i media usano frequentemente il limite della metà del secolo per immaginare il mondo futuro. Nei nostri occhi, dunque, tutto accade nel 2050: quell’anno può essere meraviglioso – l’alba di una nuova era – o orribile – l’inizio di una distopia impressionante da leggere, pietosa da vivere.

Si parla ovviamente del cambiamento climatico, e no, parlare di ambiente non è roba da fricchettoni, togliamocelo una volta per tutte dalla testa: persino gli analisti incravattati di BlackRock, la più grande società di investimenti nel mondo (5.100 miliardi di dollari da gestire, scusate se è poco) sono convinti che ridurre il surriscaldamento sia un vero e proprio affare sul lato economico.

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Non farlo, invece, sarebbe devastante per la fauna, per la flora, per il nostro benessere, per i nostri figli, nipoti, e sì, piccoli capitalisti bastardi che non siamo altro, anche per il nostro portafoglio.

Ma cosa può accadere nel 2050 se non diamo un taglio all’inquinamento? Molte cose orrende, esacerbate dal fatto che in quella data la popolazione mondiale sarà di circa 9,7 miliardi.

- Nel 2050, le polveri sottili potrebbero portare ogni anno alla morte prematura di 6,6 milioni di persone

- Gli scienziati dell’Istituto Max Planck hanno stimato che l’Artico sarà privo di ghiaccio marino

- Il World Economic Forum ha calcolato che nel 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesci

- Inondazioni, siccità, fame e conflitti causati dal cambiamento climatico potrebbero generare un miliardo di profughi, stando ai dati di Christian Aid

- Se la deforestazione non accenna a fermarsi, nel 2050 perderemo una superficie di foreste pari a quella dell’intera India, con una conseguente emissione di 169 gigatonnellate di anidride carbonica supplementare nell’atmosfera

- Il Climate Institute di Sidney ha dichiarato che le aree adatte alla coltivazione di alcune piante, come quella del caffè, si dimezzeranno

- Il livello del Mediterraneo potrebbe salire di 20 centimetri, aumento che, stando al Centro Euro-Mediterraneo, basterebbe per mettere in ginocchio le coste venete, romagnole, e toscane.

Tutto questo tra soli trent’anni, e il peggio verrà dopo: insomma, non è tutto qui. Le nostre soglie sintetiche d’attenzione, però, non ci permettono altro. Grazie alle creme antirughe invecchieremo con una pelle splendida, in mezzo ad un mondo apocalittico.

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giovedì 27 aprile 2017