Vorrei la pelle… sana

Vorrei la pelle… sana

L’abbronzatura rappresenta uno status symbol: bella vita, lussuosi solarium e il sole di mete caraibiche. Ma quando è ottenuta sottoponendo il corpo a una scarica di forti raggi UV, forse la nostra pelle diventa scura per chiederci aiuto. Non è un caso che l’Organizzazione Mondiale della Sanità sconsigli a chiunque l’utilizzo dei lettini o docce solari: sono strumenti cancerogeni, che accrescono la probabilità di contrarre un melanoma.

In Australia una legge li vieta, dato l’aumento esponenziale del numero di malati di tumore della pelle e di morti tra i più smodati utilizzatori delle lampade. In Italia ancora non sono bandite, ma è stato abbassato il limite massimo di radianza grazie al Decreto n.110 del 12 maggio 2011, che vieta le lampade a minorenni, donne in gravidanza, a chi ha una pelle particolarmente sensibile; ogni Centro dovrebbe informare su tutti i rischi possibili, fornendo sempre gli occhialini, senza i quali siamo esposti a danni alla retina. Ma in pochi mettono in pratica queste norme, anzi si cerca di nascondere la verità per non spaventare i clienti, oppure chi ha sentito parlare dei rischi li svaluta.

Il paradosso è che spesso le lampade UV sono utilizzate dalle stesse persone che si sottopongono a trattamenti antirughe, senza rendersi conto che le prime invecchiano la pelle e la preparano a gravi malattie.

Tra i metodi sviluppati per abbronzarsi senza sudare – e che non sono pericolosi quanto i lettini – ci sono i self-tan, autoabbronzanti evoluti che non lasciano più l’effetto a pois sul corpo; oppure l’abbronzatura spray somministrata da Centri specializzati, che dura solo qualche giorno e per il momento non ha controindicazioni. Significa scegliere di volersi bene dentro, oltre che fuori.

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lunedì 23 luglio 2018