Tremate, tremate, le feste son tornate

Tremate, tremate, le feste son tornate

Alzi la mano chi il 24 dicembre non farebbe volentieri appello a un flacone intero di barbiturici per auto o etero somministrazione. Le cause? Svariate ma tradizionali: i regali ancora da comprare, la spesa per il cenone tra gusti e intolleranze alimentari dei commensali, la scelta del rossetto rosso più resistente alle 51 portate, le fontanelle per i bambini e i miniciccioli per gli uomini, l’eletto che porterà in processione Gesù Bambino, chi andrà a prendere il nonno dall’ospizio, chi riporterà Gesù Bambino all’ospizio e… ci siamo intesi.

Ogni anno ci comportiamo come se il Natale fosse un ospite inatteso. Eppure già nei due mesi che lo precedono ovunque sono presenti segni disvelatori del suo avvicinarsi. Ad ottobre le vetrine dei negozi di abbigliamento e di biancheria iniziano a tingersi di rosso, nero e paillettes. A novembre i primi panettoni fanno capolino fra le ultime confezioni di gelato, aumentano le escursioni di coppiette in gioielleria e il disboscamento planetario raggiunge il picco massimo annuale.

I primi di dicembre le manifestazioni di fanno più minacciose. Nella mia top3:

  • Flotte di camion luminosi della Coca Cola che solcano con estrema disinvoltura le strade innevate di tutto il mondo, senza catene e incuranti del pericolo, mentre Babbo Natale, stampato sul portellone posteriore, ammicca mandando giù sorsate della bevanda. In sottofondo: “Natalestaarrivandoarrivacocacolanatalestaarrivandoarrivacocoacola” che parafrasata suonerebbe: “Tranquillo ragazzo! Dacci dentro di salamelle, pandori e torroni, ci pensiamo noi e i nostri ettolitri di bollicine a farti macinare tutto!”
  • Addobbare l’albero di Natale. Un’operazione che richiede estrema precisione e ottime capacità di calcolo per distribuire nelle giuste proporzioni (a 360°) una quantità infinità di palle, nastrini, angioletti e pendagli vari. Dopo l’accusa di discriminazione asessuale dall’Arciputto (ghettizzavo gli angeli sulla parte dell’albero rivolta al muro), ho rinunciato per sempre all’impresa.
  • Le canzoni tradizionali. Tutte che inneggiano a pace, uguaglianza, solidarietà, gioia per le piccole cose, che basta il pensiero, “tutto quello che voglio per Natale sei tu”, “ lo scorso Natale ti ho donato il mio cuore”. Peccato che spesso facciano da colonna sonora a gente che in preda al consumismo più sfrenato piuttosto che il cuore sarebbe disposta a donare coppie di reni pur di garantire regali costosi e scenografici ai propri cari. Che vogliamo farci? È questione di organi.
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venerdì 28 aprile 2017