Ritratti – Il ritardatario

Tutti ne hanno uno – o più – nella propria cerchia di amici; se non sapete individuare questo elemento di disturbo tra i vostri conoscenti più intimi, significa che il ritardatario in questione siete voi. In questo caso, sappiatelo: i vostri amici vi odiano cordialmente, sera dopo sera, attesa dopo attesa, sempre di più, con punte di disprezzo tali da farvi accapponare la pelle. Di solito l’odio nei vostri confronti si scioglie non appena voi, ritardatario professionista, smettete di inventare scuse assurde e ammettete candidamente la vostra naturale incapacità di vivere in un mondo altamente civilizzato e, di conseguenza, basato su rigide convenzioni cronologiche.
Intendiamoci, si è ritrovato, colpevolmente o meno, a indugiare troppo a lungo poco prima di fare capolino a un appuntamento. Il treno che non arriva, il traffico, le chiavi di casa che non si trovano, il ciuffo che sta giù quando dovrebbe star su, o viceversa, e ancora «il compagno d’asilo trovato per strada con cui dovevo assolutamente bere un caffè»… Esistono mille motivi per prorogare un incontro, e di contro ne esiste solo uno per arrivare in tempo: onorare la puntualità, appunto, un principio piuttosto astratto e difficilmente spiegabile al ritardatario cronico. È così, punto, un assioma.
Il ritardatario irrecuperabile è quello che arrivando con venti, trenta, quaranta minuti di ritardo inizia a elencare le proprie scuse già a decine di metri da voi, cercando di colmare l’evidente impossibilità interattiva con una serie di gesti al vento. Il ritardatario incurabile è quello che, chiamato sul cellulare per sapere «dove cavolo sei, che dovevi essere qui mezz’ora fa» ti risponde «sono qui dietro, sto parcheggiando, sono subito lì», quando invece se ne sta nudo come un verme sotto la doccia, consapevole di avere ancora davanti a sé lo shampoo, l’asciugacapelli, la scelta dei vestiti e tutto il tragitto, prima di essere effettivamente «subito lì» – ma il ritardatario, prima della fase delle scuse, attraversa sempre la fase della negazione: contro ogni logica temporale, sosterrà con fervore belligerante che «no, non sono in ritardo».
Il ritardatario insanabile è quello che, quando i suoi amici decidono segretamente di posticipare di venti minuti l’appuntamento così da permettere all’elemento di disturbo di arrivare inverosimilmente puntuale, arrivato all’incontro senza trovare nessuno, deciderà di tornare un attimo a casa, «che voglio cambiare queste scarpe che sono scomode, tanto gli altri sono in ritardo», così da arrivare al reale appuntamento con un ritardo doppio.
Ma il puntuale non si arrende di fronte all’amico ritardatario. Non capisce, non si capacita del motivo della sua permanente dilazione temporale, ma continua a provare, testardo. Perché, come disse Stefano Benni, «la vita del puntuale è un inferno di solitudini immeritate».

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giovedì 27 aprile 2017