Né domani né mai

Questa politica non s'ha da fare

Né domani né mai

Prima me l’hanno semplicemente annunciato, poi caldamente ribadito ed infine bofonchiato a denti stretti e con sguardo un “poco” irritato: “Di politica non si deve mai scrivere”. Perché è rischioso, perché il ferro è ancora caldo e quindi facilmente modellabile. O più semplicemente perché ci si potrebbe scottare.

Intanto, però, poco conta che a novecento chilometri da noi, un simpatico e paffuto signorotto, ridente e pacioccone (non troppo in questo caso) leader del partito Socialdemocratico tedesco, affermi che in Italia abbiano appena vinto due Clown.

È possibile che solo pochi si siano soffermati a riflettere in profondità e la maggior parte non abbia pensato, invece, che dietro alla croce della medaglia possa celarsi pure la testa? Se diversi rappresentanti del più antico e radicato partito di uno degli Stati maggiormente solidi, consolidati e democratici d’Europa arrivano ad affermare una cosa del genere, è molto possibile che la loro opinione, per quanto possa apparire spocchiosa, irriverente e fuori luogo, si faccia portavoce di una percezione generalmente diffusa, oltre confine e anche, ammettiamolo, qui da noi.

Ma dal “bel Paese”, niente riflessioni, niente mea culpa, solo presagi catastrofici, sospetti di congiura, piagnistei alla “made in Italy”.

Chissà perché, quando ci sentiamo sott’assedio, l’unità nazionale torna in auge, come fosse un prodotto del mercato sensibile ai crolli e alle impennate, e chissà perché, solo in questi momenti, gli italiani arrivino a sentirsi tali, parte di un tutt’uno.

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giovedì 12 luglio 2018