Mostra del Cinema e FestivalFilosofia

Mostra del Cinema e FestivalFilosofia

In questi giorni molti occhi saranno puntati sull’Italia. Fortunatamente, questa volta non saranno gli sguardi di economisti bacchettoni a squadrare la nostra penisola, ma quelli ben più simpatici del mondo culturale: mercoledì 28 agosto è iniziata la 70° Mostra del Cinema di Venezia, e a metà settembre tornerà a Modena e dintorni il FestivalFilosofia.

Il tema scelto per la kermesse emiliana è l’Eros, inteso come amore per il sapere. A sviscerare le mille sfaccettature dell’esperienza amorosa saranno pensatori di levatura internazionale come Bauman e Augé, ma anche nomi nostrani come Rodotà e Cacciari.

La Mostra di Venezia non avrebbe invece di per sé una tematica centrale. Speculando un po’ sui bassi istinti, ci hanno però pensato i giornali italiani a procurargliene una, un parallelo pepato dell’eros scelto per il FestivalFilosofia: il porno-soft. Ed è così che, senza avvedersene, la Laguna sembra essere tornata tra le mani libertine del compianto cittadino Casanova.

Del resto sono stati proprio alcuni dei film in scaletta, ancor prima di essere proiettati, ad inondare Venezia di luci rossastre (tanto da spingere alcuni osservatori a constatare come la Mostra fosse arrivata «alla frutta»). Primo fra tutti campeggia il documentario sull’indiscusso re del porno-soft, ovvero Tinto Brass, attore nei panni di se stesso in Istintobrass. Segue a ruota la pellicola The Canyons, in cui Lindsay Lohan – famosa per tutto fuorché per le sue capacità interpretative – recita al fianco del pornodivo James Deen, con l’intento di narrare la crisi del cinema contemporaneo attraverso un susseguirsi di scene vietate ai minori. La critica americana, però, sembra non aver gradito. A chiudere questo trittico hard arriva infine il regista coreano Kim Ki Duk (Leone d’oro l’anno scorso) con il morboso Moebius.

Un’ultima pellicola osé avrebbe bussato alla porta della kermesse veneziana, ma unicamente per essere rifiutata: Nymphomaniac, ultima trasgressione di Lars Von Trier. In questo caso, a detta dello stesso regista, l’etichetta “soft” sarebbe stata davvero insufficiente (e chi ha visto lo “splatter” Antichrist potrà forse farsi un’idea di come sarà quest’ultimo lavoro). Resta solo da domandarsi quanto possa spingersi oltre la fame provocatoria di Lars Von Trier.

Insomma, occhi puntati sull’Italia, un po’ su quell’amore della conoscenza proposto in Emilia, un po’ su quell’eros trasgressivo proiettato a Venezia – un eros che punta allo scandalo, al far parlar di sé.  A difesa degli organizzatori della Mostra del Cinema, basti ricordare come persino Kubrick avrebbe voluto girare un  porno-movie, convinto di poter toccare nodi estetici altrimenti impossibili da raggiungere. Questo sogno restò nel cassetto, e forse è meglio così: proprio nel romanzo dal quale Kubrick doveva trarre la sceneggiatura del proprio film a luci rosse si legge come «l’erotismo è una barriera quasi insormontabile che si erge tra cinema e letteratura».

Provate a dirlo a Tinto Brass.

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giovedì 27 aprile 2017