Morbo giovanile

o calamità congiunturale?

Morbo giovanile

Non passa giorno in cui non si senta asserire che i giovani sono distratti e indolenti. Spesso ci si imbatte addirittura in commenti ben più feroci e le parole di Vittorio Sgarbi, pronunciate anni fa ma frequentemente riproposte, tornano alla mente più vive che mai: «I giovani galleggiano come degli stronzi e non hanno una sola idea e si drogano tutti».

Malgrado sia necessario diffidare dell’attendibilità di una valutazione così radicale, è altrettanto deleterio, però, chiudere gli occhi dinanzi ad un’affermazione tanto colorita da apparire banale. Sono tanti i casi in cui i giovani si sono resi, ahimè, protagonisti di atti estremi dagli esiti infausti; anche se, generalmente, l’indice accusatore viene rivolto a quelle turbe di ragazzini sfiduciati, che vagolano come zombie, emotivamente aridi, sentimentalmente analfabeti, incapaci di scindere il bene dal male.

Secondo l’Istat, a febbraio 2013, la disoccupazione giovanile nazionale è del 37,8%. Dato catastrofico che, oltre a causarci un ragionevole intirizzimento di pelle, dovrebbe permetterci di capire il dramma che questi poveri esserini, rigurgitati dalle scuole e scaraventati nel pantano del mondo del lavoro, devono vivere. Piccoli adulti costretti ad affrontare una fase di vita già di per sé foriera di difficoltà psicologiche e sconvolgimenti fisici e non certo addolcita dall’attuale, disarmante e precaria, situazione politico-economica. Diviene facile farsi corrompere dal pessimismo e lasciarsi andare in valutazioni affrettate e sommarie.

Poi, però, se ci si guarda attorno, si possono scoprire tante piccole, e non certo rare, eccezioni. Sono, per esempio, decine di migliaia i ragazzi che dal 2001, anno in cui il Servizio Civile Nazionale è diventato un Servizio volontario, hanno scelto di impegnare un periodo della propria vita in un percorso di formazione nei settori dell’assistenza, del patrimonio artistico, della cooperazione e dell’educazione.
Nel solo anno 2011 sono stati 20.157 i posti messi a bando e più di 86.000 le domande presentate. Ragazzi, spesso laureati, indotti ad optare per questa soluzione pur di mettere in gioco le abilità apprese in anni di studio e che, altrimenti, difficilmente potrebbero esprimere. Trenta ore di lavoro alla settimana a fronte di un “rimborso spese” di poco più di 400 euro al mese. C’è una gioventù che investe, che non galleggia. Che, partendo dal basso, spera di ascendere la piramide. Che sogna.

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giovedì 5 ottobre 2017