Minoranze linguistiche. Ci sono anche loro

L’art.6 della Costituzione italiana afferma: «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche». Sia che queste provengano dal ramo latino sia che esistessero prima dei Romani, ancora oggi in tutto lo Stivale si parlano dialetti o lingue vere e proprie diverse dall’italiano. Poiché sono stati stimati circa 2.500.000 abitanti non (solo) italofoni, la Legge gli ha dedicato uno spazio, tra i pilastri della nostra Repubblica, per preservare tradizioni che fanno comunque parte dell’eterogenea identità nazionale. Numeri alla mano ci sono, per esempio, 1.270.000 sardi (il sardo è considerato da molti studiosi alla stregua di inglese, francese…), 526.000 parlanti friulano, 80.000 sloveni (soprattutto a Trieste), 1.400 carnici (in Veneto). Le regioni a statuto speciale, dove sono maggiormente presenti le minoranze, hanno predisposto due sistemi per aiutarle a sopravvivere: l’insegnamento e l’utilizzo della lingua madre insieme all’italiano – come francofoni e tedescofoni al confine con Francia e Austria – ovvero il bilinguismo; oppure il separatismo con scuole differenziate e la possibilità di usare il proprio idioma nei rapporti con gli organi pubblici. Le comunità meno cospicue rimangono invece escluse da questi modelli e forse tenderanno a scomparire, visto il progressivo attenuamento dell’art.6.

C’è chi si chiede se sia possibile convivere con loro, chi li vorrebbe isolare, chi invece ne è incuriosito come per un canale satellitare straniero. Gli stessi dialettofoni ci tengono a distinguersi. Notizia di inizio giugno quella del salvataggio delle sedi Rai per minoranze linguistiche in Val d’Aosta, anche se, alle parole “autonomia finanziaria”, scatta il dubbio di un para-faccia culturale per scambi economici più proficui, visti i precedenti italiani di onestà.

I sentimenti originari di salvaguardia degli usi e costumi autoctoni non hanno mai abbandonato l’italo-sloveno Boris Pahor, intellettuale che ha vissuto in prima persona e cercato di tramandare la passione verso comunità etniche minori, tanto che a 101 anni ha pubblicato un altro libro sull’argomento, Venuti a galla (2014).

Anche Rom e Sinti sono considerati dalla Costituzione un corpo sociale (di circa 160.000 individui), per questo hanno tenuto il loro primo congresso del Consiglio Nazionale il 21 giugno in Campidoglio, appoggiato da alcune Regioni e dall’Europa, dove è stato invitato Papa Francesco per discutere di razzismo.

Prove che non possiamo più ignorare queste realtà.

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mercoledì 4 ottobre 2017