Libertà è partecipazione. I giovani ci sono

Tra le accuse che vengono rivolte spesso ai giovani italiani c’è quella di interessarsi poco o nulla alla politica.

L’istituto di ricerca Demos & Pi ha fatto alcuni sondaggi chiamando direttamente in causa i giovani e dividendoli in due fasce: tra i 15-18 e i 24 anni (A), tra i 25 e i 34 anni (B). A dispetto delle dicerie, risulta che la partecipazione è aumentata rispetto al passato e che le nuove generazioni sono consapevoli che si possa raggiungere il bene comune attraverso delle corrette pratiche di governo e buone idee, indipendentemente dalla fazione di appartenenza. Il 50% degli intervistati (A+B) ritiene, infatti, che la democrazia possa funzionare senza gruppi politici. E ancora, il 57% (fascia A) e il 52% (fascia B) dice di aver votato per la fiducia in un partito, mentre il 39% e il 42% dichiara che nella propria scelta di voto contava soprattutto la volontà di protestare.

La pagella positiva dei ventenni è coadiuvata anche dall’ Indice di partecipazione complessiva: «costruito sulla base di quanti hanno preso parte almeno una volta» nel corso dell’anno a perlomeno tre «delle seguenti attività: manifestazioni politiche, di partito; iniziative collegate a problemi del quartiere, della città; iniziative collegate a problemi dell’ambiente, del territorio; attività in associazioni di volontariato; attività in associazioni professionali, di categoria; manifestazioni pubbliche di protesta; boicottare un prodotto o una determinata marca». Su un campione di 1500 casi nel 2006 e di 1300 nel 2012, è risultato che la fascia A è passata da un indice di partecipazione del 38,2% al 40,8%; la fascia B dal 28,3% al 41,7%. La crescita si è registrata in ognuna delle precedenti attività, soprattutto nel volontariato e nell’avere a cuore questioni locali. Ma non solo. Si è aggiunta addirittura un’altra operazione: le discussioni politiche via internet.

Riguardo alle prospettive future, l’indagine mostra quanto il pessimismo dilaghi con il crescere dell’età. Nel 2012 il 50% degli over 35 era d’accordo con l’affermazione “Oggi è inutile fare progetti impegnativi per sé o per la propria famiglia, perché il futuro è incerto e carico di rischi”. Gli assertori di questa frase tra i 15 e i 34 anni oscillavano, invece, tra il 31% e il 41%. Viene da chiedersi qual è e quale dovrebbe essere l’atteggiamento dei nostri educatori, genitori in primis, verso noi giovani che entriamo nel mondo per viverlo, non per averne paura. Il futuro è incerto per tutti, ma non per questo dobbiamo arrenderci o farci bloccare la strada dalla sfiducia o da chi dice “i giovani di oggi non sanno più amare la politica”. In realtà quelle ragazze e ragazzi che vedete sempre su internet, ogni tanto lo utilizzano anche per informarsi più liberamente, per scambiarsi idee e magari creare anche una politica migliore, che invece di accusare a priori i giovani di inattivismo costruirà loro degli strumenti per agire.

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giovedì 27 aprile 2017