Leggere per restare “connessi”

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La lettura? Un’attività oggi poco gradita. A confermarlo le cifre pubblicate dall’Istat. Nel 2013 la quota di persone che durante l’anno ha speso parte del proprio tempo libero in compagnia di almeno un libro si è fermata al 43% e aspetto ancor più significativo, era dal 2009 che la percentuale non scendeva sotto il 45%. A tener botta tra i lettori la popolazione femminile, così come quella delle fasce più istruite e collocate in posizioni professionali più elevate. A livello nazionale il primato va al Nord, sia in termini di fruizione che di possesso domestico, con le punte più elevate in Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia.

Di fronte a tale fenomeno c’è ben poco da stupirsi. In fondo tutto ciò rispecchia appieno l’andamento della nostra società, la vita quotidiana scorre sempre più veloce e il desiderio di soffermarsi pazientemente sulle pagine di un testo scritto pare ormai appartenere ad altre epoche. Eppure, nel corso della giornata, i nostri sguardi ricadono costantemente sugli schermi degli inseparabili cellulari, dei pc o degli smartphone, urgentemente richiamati da un sms, un messaggio di posta elettronica o dagli aggiornamenti di un social network. Insomma, in realtà si legge, di continuo; ma troppo spesso lo si fa male.
Un testo può richiedere concentrazione, riflessione, sforzo di comprensione: in una società frenetica, spesso superficiale e sedotta dalla frivolezza, risulta sempre più difficile dedicarsi a qualcosa di profondo e intimo come l’immersione silenziosa fra le righe di un buon libro o di un interessante articolo; e poco conta che il formato sia quello tradizionale cartaceo o il più moderno digitale. Ciò che manca sono di solito l’interesse, le motivazioni, le capacità o semplicemente il tempo per abbandonarsi a una pagina scritta. Se ora la tendenza risulta negativa, è probabile che lo diventi ancor più in futuro. Urge, di conseguenza, un cambio di rotta e un impegno serio delle Istituzioni, che per prime non dovrebbero ignorare questi campanelli d’allarme.
Infatti, come un corpo sano ha bisogno di cibo e movimento per svilupparsi e mantenersi in forma, le nostre menti e le nostre coscienze non possono perdere il principale nutrimento, la fondamentale palestra che solo le buone letture sanno garantire. Perché in fondo questo rimane ancora oggi il modo più autentico per mantenersi davvero “connessi” con il mondo, e a rimpiazzarlo non può essere sufficiente la bacheca di un social network.

«Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.» [Umberto Eco]

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giovedì 27 aprile 2017