Le effigi di Saddam

A quattordici anni Saddam già desiderava esercitare il potere, e poiché possedeva una grande determinazione, cercò fin da allora di progettare le mosse necessarie. Affidandosi alla sua volontà di ferro e agendo senza scrupoli riuscì a progredire, anche se l’obiettivo finale restava lontano. “Ce la farò per il demonio!” – diceva così spesso, da convincersi che l’aiuto di una creatura infernale sarebbe stato fondamentale. Allora cominciò a cercare i diavoli nei libri, nei marabutti, nelle cerchie degli indovini e dei vecchi sapienti, finché ebbe un’intuizione: doveva cercare a Babilonia, l’antica città del peccato. Quando raggiunse l’antico sito fu preso dallo sconforto, perché il deserto aveva cancellato ogni traccia e restava solo una ricostruzione delle mura.

RicostruzioneBabilonia (1)

Sito di Babilonia – Foto di Maurizio Regis

Poco distante però, si ergeva ancora una rovina di ziggurat, simile ad un tocco di burro squagliato al sole. Lì iniziò la sua ricerca, mettendosi a scavare con tutta la lena di cui era capace. Estrasse tanta terra da fabbricare una collinetta, sulla cui cima, la sera, rimuginava i suoi propositi di grandezza.

ZigguratPresso SitoBabilonia (1)

Ziggurat – Foto di Maurizio Regis

Tanto fece che riuscì a snidare dalla voragine un povero demonio magro e quasi cieco, che a vederlo così non gli avresti dato un dinaro. Saddam pensò fosse pur sempre una potente creatura infernale capace di aiutarlo nei suoi piani e senza tanti preamboli gli disse che era disposto a giocarsi l’anima a dadi: se avesse vinto, voleva diventare il dittatore del suo paese. Il demonio frastornato dalla luce e dal vento che tirava forte fuori dalla sua tana accettò, e tirò per primo. Al suo turno il giovane rimase per qualche minuto con i dadi ben stretti nel pugno. Poi ci alitò sopra e quando fu ben sicuro che la cera si era squagliata e i piccoli pesi interni erano sulla faccia opposta a quella del sei, effettuò il lancio. Così l’astuto Saddam vinse grazie ad un inganno e rimase così soddisfatto del suo tiro, che si dimenticò di nascondere quei dadi truccati, rimasti a terra a testimoniare il suo imbroglio. Quando l’altro se ne accorse si infuriò, ma il nuovo dittatore, per nulla spaventato, si limitò a guardarlo con il suo caratteristico ghigno. Il demonio fu così irritato da quel sorriso irriverente che gli disse: “Goditi pure il tuo potere, ma ricordati che molto presto verrò a mangiarti la faccia”. Poi sparì inghiottito dalla sabbia. Da allora Saddam si è fatto fotografare con quel medesimo sorriso e ha posto l’immagine in tutto il paese: nei mercati, sui muri delle case, nei musei, sui tappeti, agli incroci delle strade e perfino agli ingressi delle frontiere. E’ furbo Saddam, ne sa una più del diavolo. Ancora al giorno d’oggi, ogni tanto, si denunciano oltraggi all’effige del presidente riprodotta su cartelloni e statue. Lui lo prende a pretesto per fucilare qualche oppositore, ma dentro di sé sa benissimo che è quello stupido demonio miope, giocato per la seconda volta, che cerca di mangiargli la faccia. Allora se la ride, ah come se la ride!

ManifestoSaddamMercatoBaghdad (1)

L’effige di Saddam – Foto di Maurizio Regis

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giovedì 22 novembre 2018