L’apprendista cantastorie

“Che lavoro fai?”. “Scrivo”. “Ah, ho capito ma in realtà che lavoro fai?”. Incoraggiante, no? Disoccupato, inoccupato, in cerca di occupazione: ecco la realtà dei fatti, ecco cosa vedono gli altri. Termini che scivolano facilmente verso ozioso, sfaccendato. Occhi corrosi dalle parole, schiena piegata dalle pagine, anni di vita abbandonati tra corridoi, dipartimenti, esami, tesi e dottorati di ricerca. E oggi? Trentacinque anni: troppo grande, troppo qualificato, poca esperienza. Non esiste mai un punto di equilibrio. Allora cosa faccio? Deciso, invento storie. Scandalo degli scandali. Giro per le strade, viaggio, osservo, appunto, rifletto e scopro storie che aspettano di essere raccontate, persone senza volto alla ricerca di lineamenti. Trascino dentro me coloro che hanno voglia di leggere le mie righe; in tal modo, loro si ritroveranno con una piccola cosa in più, mentre io vivrò più leggero con una cosa in meno. Un momento però. Secondo l’enciclopedia Treccani, scrittore è colui che «compone opere con intento artistico». Allora no, non sono uno scrittore, il senso artistico non mi appartiene. Quindi, cosa sono? Ecco, la definizione migliore è cantastorie. Per ogni “lavoro” ci sono gli anni di apprendistato, per questo lasciate che mi presenti. Buongiorno, ho 35 anni e sono il vostro apprendista cantastorie.

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domenica 15 luglio 2018