L’accidia

Non è una parola che si sente nominare spesso; io, perlomeno, non la utilizzo. Per rispolverarne il significato devo allora alzarmi svogliatamente, dirigermi senza troppa convinzione verso il dizionario e leggere la definizione. “Accidia: inerzia, indifferenza e disinteresse verso ogni forma di azione e iniziativa”. Sembra che io sia appena stato accidioso, il che mi dà abbastanza fastidio: oltre al fatto che la parola mi risulti offensiva, questo fa sì che io possa essere accomunato alla maggioranza dei giovani d’oggi, almeno secondo le altre generazioni. Disinteressati a tutto, svogliati e sempre pronti ad adagiarsi su quello che hanno. Non importa il fatto che ogni nuova generazione sia stata criticata in questo modo, né il fatto che pochi, tra giovani e anziani, abbiano mai usato la parola accidia per esprimere la propria critica verso questo atteggiamento. Accidia E sembra incredibile che per secoli l’accidia sia stata tipica non dei giovani, bensì dei monaci. Infatti questo è un atteggiamento che ha a che fare anche con la religione e con la vocazione: non era affatto raro che i monaci, finito il primo periodo di fede ardente, cadessero in uno stato di apatia e di tedio. Svogliati e annoiati, in una parola accidiosi, non trovavano più un senso alla loro fede e finivano spesso per perderla. È in questo contesto che Dante si sente in dovere di ribadire la gravità di questo vizio, uno dei sette capitali: chi è colpevole di questo peccato si troverà nell’aldilà completamente immerso nel fango, lamentandosi. Una pena che dovrebbe scoraggiare chiunque, ancora di più se unita all’avvertimento contenuto nell’Apocalisse. “Conosco le tue opere: sei tiepido, non sei cioè né caldo né freddo, e perciò mi disgusti fino alla nausea”. Non proprio parole di approvazione, insomma, verso chi vive una vita passiva, senza agire. Eppure, nonostante gli avvertimenti della Bibbia e del sommo poeta, sono in molti, sempre di più, a cadere nella tentazione dell’accidia. Degno rappresentante di questo folto gruppo è Charles Baudelaire: il poeta francese esprime perfettamente nelle sue poesie questo senso di noia, di disagio nei confronti dell’esistenza. Il male di vivere. A questo punto nasce un dubbio: che questo atteggiamento sia, perlomeno in parte, la conseguenza di una malattia come la depressione e non la semplice volontà di peccare. Solo così si spiega un tale seguito per questo vizio. E si toglie un grande peso alla Chiesa cattolica, che non si capacitava un potere così scarso sui propri fedeli nel dissuaderli da questo vizio. Dubito che qualcuno abbia avuto davvero voglia di leggere questo articolo fino alla fine; ma se dovessi sbagliarmi non posso che complimentarmi con questo lettore, così determinato: un antagonista dell’accidia!

Approfondimenti, I peccati capitali
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giovedì 13 dicembre 2018