La Thailandia vista attraverso il suo patrimonio manoscritto

La Thailandia, con i suoi sessantasette milioni di abitanti circa, è ad oggi uno dei paesi più poveri del sud-est asiatico, attraversato da conflitti di natura politica che hanno spesso minato, soprattutto nel corso degli ultimi settant’anni, la sua stabilità socio-economica e che hanno recentemente visto il progressivo affermarsi di un regime di stampo militare.

Da sempre gravitante attorno al mondo indiano, le prime civilizzazioni del territorio affondano le loro radici nel lontano paleolitico e hanno ricevuto notevole impulso alla loro crescita dalla lunga serie di imperi e regni che si sono succeduti nel corso dei secoli, dall’Impero Khmer al Regno di Hiran, dal Regno di Ngoenyang al potente Regno di Ayutthaya, i quali con la loro relativa stabilità hanno reso possibile lo sviluppo di una raffinata arte siamese e di una vivace attività culturale, almeno fino all’occupazione dei Birmani del 1767 che ha segnato un lento ma inesorabile declino del paese, da allora sempre più diviso in fazioni e oggetto di interesse delle mire colonialistiche europee (in particolare francesi e inglesi).

In questo quadro fatto di tensioni e perenne instabilità, brilla tuttavia la luce di un progetto avviato nel 2013 che ha coinvolto la Thailandia del Nord, una delle principali macro-regioni in cui è suddiviso il paese. Infatti, un gruppo di studiosi della University of Pennsylvania e della National Library of Laos ha coordinato la digitalizzazione dell’intero patrimonio manoscritto appartenente al territorio, rendendolo per la prima volta gratuitamente accessibile al vasto pubblico mondiale di studenti, ricercatori, storici ma anche semplici curiosi attraverso il sito Internet lannamanuscripts.net/en.

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La libreria digitale allestita alla pagina web conta per ora 4275 codici (ma si punta a superare quota 7000), schedati e integralmente riprodotti, databili tra la fine del XV secolo e gli inizi del XX secolo, quando la stampa prese il sopravvento in Thailandia. Si tratta di testi di diversa natura (dalla lessicografia alla storia, dalla letteratura all’astronomia, dall’epica alla botanica) redatti in varie lingue (pali, shan, lao, birmano, lanna, ecc.) nei rispettivi alfabeti, che restituiscono la vitalità di un popolo e di una cultura forse troppo poco conosciute dal mondo occidentale.

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Numerose schede di approfondimento permettono inoltre di analizzare le lingue rappresentate nei vari fondi e di ricostruire la storia del corpus manoscritto thailandese, valorizzando appieno un patrimonio per troppi secoli immeritatamente negletto.

Molti sono i paesi che, negli ultimi anni, hanno contribuito in vario modo alla realizzazione del progetto: la collaborazione, a tale scopo, di Francia, Germania, USA non ha cancellato i molti problemi che affliggono la Thailandia, ma ha dimostrato come anch’essa possa diventare esempio virtuoso e modello nel mondo quando ogni altro interesse di parte lascia il posto alla cultura.

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I vostri commenti all'articolo

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  1. Christian

    Leggevo qualche tempo fa che la celebre biblioteca di Alessandria, durante i vari incendi che in antichità l’hanno devastata, ha subito la perdita integrale di un immenso patrimonio librario proveniente dal mondo indiano (e dintorni). Lo apprendiamo da qualche catalogo della biblioteca. Forse è vero che in Thailandia ora ci sia poco attaccamento alla parola scritta, ma in passato non è sicuramente stato così.

  2. Tiziano

    Forse volevi scrivere “uno dei paesi MENO poveri del sud-est asiatico”
    … considerando che, geograficamente, il sud-est asiatico comprende: Myanmar (Birmania), Vietnam, Laos, Thailandia, Cambogia, Malesia, Indonesia e Filippine.

    Recentemente un importante intellettuale thai ha sostenuto che la cultura occidentale è testuale, mentre quella thailandese è basata sulla comunicazione orale.
    “Gran parte della cultura occidentale è basata su testi di filosofi e intellettuali e questi libri sono stati analizzati a lungo da altri filosofi e intellettuali, in alcuni casi per centinaia di anni. In Occidente, le opere di un solo filosofo possono generare migliaia di altri libri in cui, altre persone, discutono e argomentano dove e perchè sono d’accordo o dove e perchè non sono d’accordo. Si pensi alle opere di Aristotele, Platone, Cartesio, Kant, Heidegger e via dicendo ed a quanto abbiano influenzato il discorso filosofico, sociale e politico occidentale. Al contrario, i libri di filosofi e intellettuali thailandesi non sono quasi mai influenti, nemmeno in Thailandia. Non c’è praticamente nessun libro di un autore thailandese che i thailandesi abbiano studiato, analizzato o commentato e che abbia generato diversi altri libri. Se in Thailandia qualcuno scrive qualcosa, i contenuti di questo testo rimangono volatili come le parole e il loro messaggio si perde piuttosto rapidamente.”

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giovedì 19 ottobre 2017