La generazione con lo zaino in spalla

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Se si chiedesse a un campione di occidentali di indicare una caratteristica marcante dei due decenni che hanno chiuso il secolo XX e ci hanno lanciati nel XXI, la maggior parte la individuerebbe, probabilmente, nello sviluppo tecnologico, rapidissimo negli ultimi tempi. L’insieme dei nati tra gli anni Ottanta e i primi Duemila non è noto solo come Generazione Y, in opposizione a quella precedente, la X, o come Echo Boomers, ossia eco del baby boom del dopoguerra, ma anche come Net Generation, la generazione della rete. Infatti, tra i principali connotati dei cosiddetti Millennials spiccano l’affinità con il mondo della comunicazione istantanea, la familiarità con internet e le sue potenzialità e, di conseguenza, l’ampio utilizzo di (nuovi) media e tecnologie digitali. I giovani dei Paesi considerati sviluppati vivono in un intreccio fatto di scambi continui tramite e-mail, sms, siti di social networking e canali dedicati di video e fotografie; sono animali tecnologicamente sociali, se ci è consentito storpiare la ben nota definizione aristotelica.
Alcuni italiani, pensando al trentennio passato, potrebbero invece individuarne un altro aspetto tipico: la precarietà, soprattutto lavorativa. Emblematico in tal senso è un film del 2009, nel quale l’accento non cade sulla Y né sulla rete, ma sulla Generazione 1000 Euro. Cervelli in fuga, assunzioni a tempo determinato, laureati iperqualificati senza lavoro, tirocini gratuiti, stipendi troppo bassi per sopravvivere, persone costrette a reinventarsi ogni giorno e a svolgere quattro professioni diverse per tirare fino alla fine del mese, trentenni che vivono ancora con i genitori per risparmiare qualche soldo sull’affitto sono fenomeni sempre più comuni.
Quanti, invece, nominerebbero un altro fattore centrale nella vita dei Millennials (e correlato con i due precedentemente menzionati), ossia il viaggio? Pochi. Eppure i ragazzi tra i 16 e i 34 anni rappresentano il 20% dei turisti mondiali, secondo i dati riportati dalle Nazioni Unite. 200 milioni di giovani in movimento, il cui modo di viaggiare è, peraltro, radicalmente diverso dal modello classico di vacanza. Spostarsi è diventato decisamente meno caro, più rapido e più facile di un tempo. Con un po’ di adattamento si riescono a trovare soluzioni low cost e in poche ore ci si può agevolmente, o quasi, trasferire da un emisfero all’altro. Così, frotte di giovani partono inseguendo il richiamo lanciato dalla parola magica “internazionalizzazione” per costruirsi all’estero un futuro grazie a lingue straniere e contatti e ridefiniscono il significato del viaggio. Tanti decidono di dedicarsi alla ricerca di sé e del proprio spazio, anche grazie alla rete e alla precarietà: via libera, dunque, a mesi di esplorazioni in località remote. Largo alla Backpack Generation – che nessuno definisce ancora così.

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mercoledì 4 ottobre 2017