La fragilità tra i soldati

La vita all'interno delle trincee

La prima guerra mondiale, durata ben quattro anni, vide protagoniste le principali potenze mondiali. In Europa, questo conflitto divenne dopo poco tempo dal suo inizio una “guerra di posizione”: nelle prime fasi delle ostilità infatti nessuno schieramento riuscì a prevalere sull’altro e i fronti si consolidarono in un intricato sistema di trincee contrapposte.

La trincea, un fossato scavato nel terreno al fine di offrire riparo dagli attacchi nemici, è un antichissimo sistema difensivo che proprio durante la prima guerra mondiale raggiunse il suo massimo utilizzo. Per questo cambiamento, anche il modo di fare la guerra cambiò radicalmente: dalle tattiche al vestiario militare, non più colorato e riconoscibile, ma mimetico per nascondersi meglio nell’ambiente circostante.

A causa dell’inizio di una guerra di posizione, i militari furono quindi costretti ad abitare all’interno delle trincee e a convivere tra di loro in pessime e lugubri condizioni, sotto tutti i punti di vista. Ovviamente la sporcizia che si creava portava con sé anche ondate di topi e ratti, che a loro volta trasmettevano malattie. Tra il caldo in estate ed il gelo in inverno, anche le condizioni climatiche avevano un grande impatto sulla vita dei soldati e rendevano insopportabile la giornata. Il tutto era poi completato dallo stato di tensione dei soldati a causa del continuo pensiero della morte incombente.

 

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In queste condizioni, la guerra non solo era fisica, ma anche psicologica. I soldati infatti erano continuamente turbati dai bombardamenti nemici, che mettevano confusione e appannavano i riflessi di ognuno di loro, ma anche dall’annuncio degli assalti contro le linee avversarie, cosa alquanto brutale dal momento che nessuno aveva la certezza della propria sopravvivenza di fronte alle mitragliatrici nemiche. Come conseguenza dello stress e di queste tremende condizioni di vita, molti disertavano o addirittura tentavano il suicidio.

Nonostante tutto, una forza che permetteva ai soldati di continuare a combattere fu la solidarietà: essi sapevano che tutti avevano lo stesso identico destino e nessuno era escluso. Questo spirito dava un senso di coesione e di fratellanza tra di loro, creando un’unica grande famiglia, e permise ai più fortunati di tornare a casa dopo la fine della guerra.

 

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lunedì 5 novembre 2018