Italiani al 45° posto: relativamente felici

Italiani al 45° posto: relativamente felici

Negli ultimi giorni si è fatto un gran parlare intorno ai risultati della classifica World Happiness Report 2013 stilata dall’ONU: Danimarca, Norvegia e Svizzera primeggiano sul podio degli Stati più felici al mondo, mentre noi del Bel Paese ci meritiamo un grigio 45° posto. Snocciolando un po’ di posizioni per dare un’idea complessiva della felicità terrestre, gli Stati Uniti campeggiano al 17° posto, la Germania al 26°, la Cina al 93°. Chiude il Togo, triste fanalino di coda al 156° posto.

Una classifica di questo genere può dare luogo a disparate riflessioni. Ci si può interrogare sulla fondatezza dei risultati, stabiliti seguendo indici quali la salute, la corruzione, l’aspettativa di vita, la libertà di scelta… Ci si può legittimamente domandare a cosa servano simili ricerche, se non a ribadire ancora una volta che “i Paesi nordici sono un modello da seguire”; d’altro canto già la famosa risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU del luglio 2011 esortava il mondo politico a lasciar di tanto in tanto in disparte i freddi fattori economici per concentrarsi su fattori più “concretamente” legati al benessere. Insomma, una rielaborazione dell’adagio (del benestante) secondo il quale “i soldi non fanno la felicità”.

I quotidiani italiani hanno letto questi dati come un tonfo del Bel Paese, sottolineando quanto la crisi economica abbia demolito la Felicità Interna di Stati come Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Certo, non è un bel risultato, ma è del tutto preferibile uno Stato conscio della propria inadeguatezza finanziaria rispetto ad un Paese dei balocchi in cui la crisi viene nascosta sotto il tappetto, tanto “i ristoranti sono pieni”. Avere stampato in faccia un sorriso a trentadue denti mentre la nave fa acqua, quello sì che sarebbe un ulteriore problema.

Se si volesse poi leggere questa classifica della Felicità Mondiale con un occhio veramente matematico, i risultati non apparirebbero drastici quanto li si è voluti rappresentare: l’indice di felicità della sorrisona Danimarca è 7.6, quello dell’Italia è 6.0. Un bel divario, non c’è che dire, reso più triste dalla consapevolezza di poter essere un Paese al top, senza però riuscire ad esserlo veramente. Ma la tabella stilata dai ricercatori dell’ONU non si ferma certo al nostro 6.0 – una sufficienza tirata; scorrendo la classifica si arriva all’Egitto, al 130° posto con un indice pari al 4.2, alla Bulgaria, al 144° posto con un indice del 3.9, e poi più giù, fino al Togo, che chiude con un misero 2.9.

Ecco, magari non stiamo benissimo, non possiamo certamente andare a saltellare al parco con le stelle filanti. Ma se vogliamo veramente dare a questa classifica della felicità una valenza scientifica, tristi non siamo (andatelo a chiedere ai 111 Paesi che sono dietro di noi).

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mercoledì 4 ottobre 2017