Integrazione interculturale, la sfida del nostro tempo

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Il tema dell’interculturalità informa trasversalmente il nostro tempo senza distinzioni spaziali di alcun genere ed è al centro delle riflessioni di illustri studiosi che lo interrogano con meticolosità scientifica e intensa passione. La stessa parola ‘intercultura’ è densa e stratificata, capace di assumere un significato specifico a seconda del contesto in cui si trova.

Utilizzata per la prima volta in ambito pedagogico, ben presto è stata adottata anche nel campo filosofico e in quello degli studi post-coloniali. In questi ultimi, a dire il vero, si preferisce l’aggettivo cross-culture per designare la modalità attraverso la quale i popoli colonizzati hanno saputo utilizzare elementi dell’eredità coloniale per sviluppare e produrre una propria concezione della vita ed una specifica identità nazionale.

Tale plurivocità semantica rende questo concetto ideale per approfondire il dibattito su come intendiamo affrontare oggi il nostro rapporto con l’altro. Quali strumenti, abilità e risorse siamo disposti a mettere in gioco per rielaborare idee, valori e stili di vita inevitabilmente modificati dall’incontro con l’inconsueto, lo straniero, l’inusitato? È una sfida geopolitica decisiva, che obbliga ognuno di noi a prendere posizione in questa società del rischio in cui l’informazione gioca un ruolo cruciale. L’interazione fra persone provenienti da un diverso background culturale si rivelerà la norma del futuro in ogni angolo del Pianeta. Il rispetto e la conoscenza dell’altro, possibili solamente attraverso un dialogo aperto e paritario fra realtà co-presenti nello stesso spazio, è l’unica chiave di accesso per entrare in un mondo a misura di pace, eguaglianza, democrazia e diritti. Non c’è una strada alternativa per evitare inutili sofferenze e guerre devastanti.

Mai come in questi giorni però, è necessario sottolineare che il rispetto per la libertà confessionale non va confuso con la censura della libertà di espressione e la salvaguardia della laicità. Ogni tipo di integralismo fondamentalista va condannato con fermezza e chi esprime in modo irriverente una critica al potere, politico o religioso che sia, va promosso e tutelato. Ne va non solo della nostra libertà, ma anche della nostra felicità e padronanza culturale. Una scontro di civiltà non conviene a nessuno e la capacità di organizzarsi perché ciò non avvenga è il compito formativo per eccellenza del nostro tempo. Ci si deve liberare da questi mostri contemporanei: intolleranza e fanatismo. L’unica strategia vincente è quella di affrontare con determinazione l’incontro con l’altro, permettendogli di attraversarci con tutto il suo bagaglio di tradizioni, progetti e spunti di riflessione. Solo così potremmo arricchirci e trasformarci vicendevolmente, acquisendo il meglio da ogni esperienza umana che abita questo Pianeta. Si tratta di una strada infida e tortuosa ma, soprattutto, a doppio senso di marcia.

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mercoledì 4 ottobre 2017