Il monte della Rivolta

Era un pomeriggio di agosto e Simón camminava sulla riva del fiume Aniene in cerca di refrigerio dalla torrida calura cittadina. Passeggiava con l’amico e precettore Don Rodríguez, al quale era stato affidato dopo la prematura morte dei genitori. Simón non aveva neanche dieci anni quando successe, ossia quando la tubercolosi si portò via i suoi, lasciandolo orfano. Da allora era dovuto crescere in fretta: a quattordici anni era entrato nell’esercito; due anni più tardi aveva abbandonato la sua casa, il Sud America, per trasferirsi in Spagna, dove aveva sposato una ragazza, morta anche lei poco tempo dopo. Devastato dalla nuova perdita, Simón aveva intrapreso un lungo viaggio, che l’aveva portato prima in Francia e poi a Roma.

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La città eterna lo affascinava e gli aneddoti di Don Rodríguez facevano riaffiorare nella memoria gli avvenimenti studiati sui libri di storia antica. Anche durante la scampagnata vicino alle rive dell’Aniene, mentre salivano sul Monte Sacro, Don Rodríguez riesumava vecchie storie. Proprio lì, raccontava, il popolo romano nel 494 a.C. si era ribellato per la prima volta ai patrizi, ai loro soprusi e ad un sistema che lo sfruttava senza dare nulla in cambio.

In quegli anni della Repubblica, le istituzioni romane erano dominate dalle famiglie patrizie, mentre il resto della popolazione, la plebe, non disponeva di rappresentanti politici. L’insofferenza nei confronti della classe dominante era inoltre aggravata dal frequente ricorso al Nexum, un’odiata regola che permetteva la riduzione in schiavitù per debiti. Di fronte ad una situazione già tesa, le agitazioni delle popolazioni confinanti contribuirono ad infiammare gli animi e, dopo l’ennesima promessa di riforma infranta da parte dei patrizi, i plebei si rifiutarono di prendere le armi contro i nemici di Roma e si accamparono al di fuori delle mura della città, sul Monte Sacro. A seguito di una lunga trattativa, i patrizi acconsentirono infine all’istituzione dei tribuni della plebe come rappresentanti del popolo e furono posti anche dei limiti all’uso del Nexum. Da quel momento, il Monte Sacro divenne per il popolo romano un simbolo di rivolta e di riscatto.

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Dopo aver ascoltato, rapito, questi racconti, Simón fu pervaso da un’indomabile pulsione di libertà e su quella collina, non lontano dal punto in cui l’Aniene confluisce nel Tevere, Simón giurò. Giurò a Dio, a se stesso e a chi lo accompagnava quel giorno che avrebbe combattuto il regime coloniale che da troppo tempo opprimeva la sua terra e che non si sarebbe fermato prima di averla liberata dalle catene che la legavano alla corona spagnola.

maxresdefaultCosì, mosso dal ricordo di lontani avvenimenti del passato, il 15 agosto del 1805 quel ragazzo di ventitré anni che di cognome faceva Bolívar decise di cambiare per sempre le sorti del suo continente, lottando per la sua indipendenza. Per destino o per fortuna, meno di vent’anni dopo, poté affermare di esserci riuscito.

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martedì 22 agosto 2017