Quando il bisogno di nutrirsi diventa patologia

Quando il bisogno di nutrirsi diventa patologia

Sgattaiolare furtivamente in cucina per addentare della cioccolata: alle tentazioni si cede ma l’allarme scatta quando neanche la camicia di forza frena l’assunzione di un determinato alimento; la sazietà è secondaria, si cerca piuttosto l’effetto sedativo che si prova consumandolo.
Nel vocabolario delle cibarie si parla di Food craving e al banco degli imputati siedono la cioccolata per le donne e le bistecche per gli uomini. Il fenomeno, più rosa che azzurro, diminuisce con l’avanzare dell’età e ha una base neurologica. È il cervello che mobilita dopamina e oppioidi endogeni che sollecitano i circuiti cerebrali di Reward, deputati al piacere e situati nell’ipotalamo o nel sistema limbico. Una volta addentato l’alimento sognato, nel corpo divampa in una generale sensazione di benessere, per alcuni quasi orgasmica, che invita a ripetere l’azione. L’esito è la ricerca compulsiva di una sostanza chiamata cibo.
Dipendenza da droga, alcool e cibo, sembra che i confini si stiano facendo labili: il craving, infatti, precede il Food addiction caratterizzato da crisi d’astinenza e dall’aumento delle dosi del cibo desiderato per ottenere l’effetto benefico. Benvenuti nella triste era delle nuove dipendenze alimentari.

Da Armando Piccinini, Drogati di cibo: quando mangiare crea dipendenza, Giunti Editore, 2012.

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lunedì 23 luglio 2018